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Intervista a “Discorsi Fotografici”

Un grazie speciale agli amici di “Discorsi Fotografici” per la lunga e bella intervista, che potete ascoltare al seguente link:
http://www.discorsifotografici.it/2017/05/29/5256/

Dal minuto 50:00 in poi vi racconto un po’ più di me e di come è nato PhotOrsi!

Ricordatevi di seguire tutti gli approfondimenti di “Discorsi Fotografici” su http://www.discorsifotografici.it/

A presto,

Filippo Orsi – PhotOrsi

Intervista filippo orsi a prontopro

Reportage e Istinto. Intervista a PRONTOPRO

Oggi ho parlato di reportage, strumenti fotografici e molto altro sul blog di ProntoPro.

“Per realizzare un ottimo reportage bisogna farsi guidare dall’istinto, innato per un fotografo. Questo è quello che ci spiega Filippo Orsi di PhotOrsi.

Come si è avvicinato Filippo Orsi alla fotografia?

Da sempre mi circondo di fotografia.

E’ dall’epoca del liceo che si è manifestata la voglia e la necessità di imprimere momenti. Innanzitutto per poterli rivivere, riassaporando quelle sensazioni. In seguito, la voglia di raccontare la realtà dal mio punto di vista è stata lo stimolo maggiore che mi ha spinto a fare di una necessità, una vera e propria professione.
Sul mio sito cito questa frase di Neil Leifer “La fotografia non mostra la realtà, ma l’idea che se ne ha”…

Troverete l’articolo per intero al seguente link.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

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WEDDING ALBUM

Considerata l’importanza che porta con sé la consegna di un wedding album, considerata l’aspettativa che gli sposi attribuiscono a questo momento, è ovvio che sia necessario poter soddisfare ogni richiesta di personalizzazione con la giusta qualità di prodotti che offriamo.

Per questo rendo disponibili infinite possibilità di creazione del proprio album, grazie all’appoggio di fornitori specializzati di alto livello.
Partendo dalle dimensioni e formati dell’album principale (quadrato, orizzontale, verticale), per continuare con la scelta dello spessore delle pagine, dei risguardi, della qualità di carta utilizzata con finiture sia lucide che opache e con la scelta dei rivestimenti esterni.
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Infatti, si va dal più classico degli album rivestito in pelle, a finiture più moderne come la copertina in vetro che regala una luminosità alla foto stampata sottostante di assoluto impatto.
I materiali variano, come dicevo, dalla pelle o ecopelle, ai tessuti con diverse finiture e trame, a materiali sintetici, tutti disponibili in varie colorazioni.
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L’album, poi, può essere inserito in un box che può avere sia la funzione di contenitore protettivo, che di espositore. Le finiture e le possibilità di realizzazione, infatti, sono tali che si possa creare un oggetto decorativo bello anche da esporre.

Le stesse ampie possibilità di personalizzazione restano invariate anche per quanto riguarda i mini album.
Il regalo d’eccellenza da poter fare a parenti, testimoni o amici diventa una vera e propria copia dell’album principale, con dimensioni ridotte. Si possono scegliere le misure esterne, la tipologia di copertina e le finiture lucide o opache delle pagine interne. L’impaginazione dell’album principale verrà rispettata e riportata allo stesso modo.
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Infine, vi è anche la possibilità di realizzare delle stampe fine-art su carte fotografiche professionali con o senza l’utilizzo di passpartout. Le immagini più significative, quelle che si vuole esporre o anche regalare, possono essere stampate in aggiunta in diverse dimensioni.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • T Terzani

La grande foto è l’immagine di un’idea – Tiziano Terzani

La fotografia è la giusta sintesi tra ragione e istinto.

Uno dei lati affascinanti della fotografia per me è proprio questo. Da un lato il raziocinio ci impone il ragionamento, la riflessione e la programmazione di quello che facciamo. L’analisi della realtà. Grazie al ragionamento impostiamo il nostro lavoro, lo programmiamo, facciamo in modo di creare un seguito ad una idea. L’istinto dal canto suo, rende l’attimo il fulcro di ogni cosa. E’ l’istinto che ci porta a cogliere un istante irripetibile, ad imprimere in modo indelebile un qualcosa di unico. Senza l’istinto, l’idea potrebbe non trovare la sua realizzazione. O ancora meglio, nonostante tutto il ragionamento, è il saper assecondare l’istinto che stravolge i programmi regalando risultati inattesi e soddisfacenti.

L’istinto è una cosa innata. L’essere umano lo ha ereditato dal mondo animale, che un tempo governava il mondo unicamente attraverso questa tendenza. Certo, al giorno d’oggi ci sono animali che governerebbero ancora meglio di certi uomini… ma questo è un altro discorso!
L’istinto ci spinge laddove razionalmente non andremmo. Ci porta a fare scelte immediate, estemporanee, che il più delle volte sono delle reazioni.
Spesso la fotografia è espressione dell’istinto di chi sta dietro alla macchina. “La grande foto è l’immagine di un’idea”, appunto.
Ci sono delle fotografie donate al mondo da illustri autori che, se non fosse stato per il loro innato istinto, oggi non potremmo ammirarle. Chi mai l’avrebbe detto che lo sguardo di quella ragazza afgana ritratta da Steve McCurry e pubblicata sul National Geographic nel 1985, sarebbe diventata un cult? O l’immagine dei Marines degli Stati Uniti che alzano la bandiera a Iwo Gima scattata da Joe Rosenthal nel 1945? Di esempi ce ne sono tanti ovviamente, ma i reportage sono la categoria in cui questa qualità ha la meglio. Che siano viaggi, zone di guerra o sport, il racconto di un qualcosa fortemente condizionato dall’ambiente che lo circonda, è l’habitat ideale per mettersi alla prova e affinare il proprio istinto.  Certo serve anche la programmazione e, quindi, ecco che torna la ragione. Un binomio vincente.

Io credo che l’istinto debba essere messo a disposizione dell’evento. Aprendo la mente ad ogni possibilità, preparandosi a vedere le cose in modo alternativo o ad anticipare gli eventi che stanno per accadere.

La street photography raggruppa questi aspetti, raccontanto la vita reale di strada, appunto, ma in modo diverso… coinvolgendo, descrivendo un qualcosa che in quel preciso momento si sta verificando. Il tutto attraverso gli occhi del fotografo, ovviamente. La sua interpretazione è fondamentale.
Ci sono alcune tecniche legate a questo campo della fotografia che sono proprio il sintomo di come il mezzo tecnologico debba assecondare l’istinto di chi scatta, trasformando l’idea in una immagine precisa. Sto pensando, ad esempio, al metodo di messa a fuoco più veloce che esista in assoluto: l’iperfocale.
Proprio grazie a questa tecnica, ci si può totalmente concentrare sull’ambiente in cui siamo, non dovendo pensare alle impostazioni della macchina perdendo così quegli attimi preziosissimi che fanno la differenza. “F8… and be there!”, questo è il motto. Imposta la macchina prima, affidati alla profondità di campo giusta e poi… Devi esserci. Il segreto è tutto qua. Ma scusate, non è forse un altro caso in cui il ragionamento è al servizio dell’istinto?!
Le macchine fotografiche a telemetro più famose al mondo in questo utilizzo, hanno il mirino laterale proprio per la loro architettura tecnica e questo è un grosso vantaggio per chi “racconta” e fa reportage. Infatti, ciò permette di posizionare l’occhio destro sul mirino, mentre il sinistro lo si può tenere aperto garantendo così una visuale più ampia dell’ambiente, che va oltre a quella inquadrata. In questo modo si possono prevedere situazioni o ingressi in campo visivo di oggetti in movimento.
L’ideale per essere al posto giusto, nel momento giusto.

In conclusione, quello che per me rappresenta la fotografia è un binomio imprescindibile che può coinvolgere la maggior parte delle immagini che ogni giorno osserviamo. E’ un binomio vincente, come detto, proprio perché l’uno non esclude l’altro e, anzi, il giusto equilibrio tra la ragione e l’istinto porta a raggiungere quegli scopi che ogni fotografo si prefissa.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

 

 

  • Smoking man
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  • Smoking man
  • Smoking man
  • Smoking man

Behind the scene

Volevo raccontare una breve storia dietro agli scatti di questo post.

Niente di nuovo o di ecclatante, ma è la semplice realtà di quando si fotografa in strada e si cerca di raccontare una storia, qualunque essa sia.
Ognuno cerca il proprio approccio quando affronta un progetto fotografico. Spesso ci si trova semplicemente nel momento giusto, al posto giusto. Quando si parla di street photography, si possono certamente ascoltare i pareri di personaggi illustri che hanno fatto di questo ambito, il loro marchio di fabbrica. Storie bellissime, narrate per immagini. I reportage possono assumere valenze decisamente importanti anche dal punto di vista storico, lo sappiamo. Tutti abbiamo visto immagini che hanno raccontato la nostra storia. Dalle guerre, alle manifestazioni, all’evoluzione socio-politica dei paesi.
Ma tornando su concetti più semplici, quando si esce per una sessione di fotografia di strada ci si può concentrare su un determinato aspetto che si desidera raccontare.
Possiamo decidere a priori quale sia lo scopo della nostra giornata ed andare in giro cercando quella precisa storia da descrivere.

Ecco, bene, non è il caso che sta dietro a queste immagini.
Non avevo una precisa volontà, se non quella di non pormi dei limiti. Osservare, provare e osservare ancora. In cerca di dettagli che mi dessero una ispirazione.
Avevo già scattato diverse immagini. Io dò moltissima importanza alla luce. Adoro le luci nette e dure, che creano contrasti e ombre precise. Molto spesso trovo una scena interessante, che mi piace, ma non la scatto se le luci non mi convincono. Le ombre aiutano a raccontare, perché celano e allo stesso tempo rivelano e rafforzano la storia. Un’immagine piatta, anche se ricca di contenuti perde la sua forza.
Qualche scatto buono lo avevo realizzato, ma non ero molto soddisfatto pur avendo trovato le condizioni di luce che preferisco.
Stavo per rientrare, quando sulla mia strada mi trovo di fronte a questa scena: un signore anziano, dall’aria stanca si siede su una panchina davanti a me per riposare e fumare in santa pace.
Smoking manUn attimo in cui percepisco il semplice piacere di quell’uomo, nell’accomodarsi in tranquillità per godersi un momento solo per lui. Si guarda attorno, osservando la gente che gli passa accanto e che frequenta la piazzetta. Continua a fumare e io non riesco mai a scorgergli il volto, al massimo un profilo accennato. Mi fermo qualche metro dietro di lui e osservo. La luce è esattamente dove dovrebbe essere. Le ombre perfette, creano il contrasto che cerco con la sua sagoma abbondante e il fumo bianco intenso che si diffonde nell’aria. Anche la direzione che prendono le nuvole di fumo mi piace. Ci siamo. Mi abbasso, inquadro e scatto. Aspetto che il momento migliore arrivi, non sapendo se mai ci sarà. Verifico subito dai primi scatti che l’immagine mi convince, peccato solo che in alcuni momenti ci sia troppa gente attorno… Ormai capisco e riesco ad anticipare le boccate di fumo dell’uomo. E scatto ancora. Passano un bambino in bicicletta seguito da quello che penso essere il padre… l’uomo sembra seguire appena la scena e resta concentrato nel suo fumare. La piazzetta sembra improvvisamente liberarsi, il momento che aspettavo sta per arrivare. Ma è allora che l’uomo smette di fumare, si china leggermente e lentamente quasi per darsi uno slancio col suo bastone e si alza, andandosene, senza mai guardarsi indietro.

Smoking man

Quel signore non si è accorto di nulla. Si è goduto il suo momento e inconsapevolmente ne ha regalato uno piacevole anche a me. Ha reso l’uscita di quel giorno non inutile. Ha dato un senso a quello che un fotografo cerca.
Tornando a casa continuavo a pensarci ed è bello come a volte tu possa incappare in una scena coinvolgente… avevo quasi la sensazione di aver rubato la libertà del momento a quella persona. Ma essendo disposti ad osservare e vivere l’attimo e il luogo in cui si è, si scorgono momenti unici che vale la pena di imprimere.
O rubare, appunto.

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • Fujifilm X T2
  • Fujifilm XT2 back
  • Fujifilm XT2 battery boost
  • Fujifilm X PRO2
  • Fujifilm XPRO2 back
  • thunder storm tempesta di fulmini by filippo orsi
  • landscape fotografo di paesaggi by filippo orsi

FUJI X REVOLUTION TOUR – Parte 1

Il 26-27 Novembre scorsi si è tenuto a Milano l’ultimo appuntamento dell’anno del Fuji X-Revolution Tour, organizzato da Fujifilm Italia.
Presso l’Hotel NH Milano Touring, adiacente a Piazza della Repubblica, workshop e seminari si sono susseguiti richiamando gli appassionati del marchio e non.

Da circa 5 anni Fujifilm ha cominciato a rivoluzionare il mercato delle macchine fotografiche professionali, introducendo e brevettando un innovativo sistema mirrorless, basato su un sensore APS-C (23,6 x 15,6 mm) denominato X-Trans CMOS sensor. Un sensore che è in grado di generare immagini con qualità e colori senza compromessi, grazie alla mancanza del filtro ottico passa-basso e di un innovativo sistema di pixel.
Oggi, con l’arrivo di X-T2 e X-PRO2, questo sensore è arrivato alla sua terza evoluzione. Fujifilm X T2Fujifilm X PRO2

Di recensioni dettagliate e molto esaustive sui prodotti Fuji ce ne sono davvero molte. Per questo non voglio farne una ulteriore, anzi. La prima parte di questo articolo la vorrei dedicare al mondo delle X-series, per poterne descrivere le caratteristiche principali e, di conseguenza, le motivazioni che mi hanno portato a sposare sempre di più questo brand. Nella seconda parte, invece, farò un breve approfondimento sui workshop di Milano.

Nonostante la richiesta incessante da parte della clientela professionale, di realizzare un sistema full-frame, ovvero con sensore da 35mm, Fuji ha creduto fino in fondo nel progetto APS-C, facendo capire che i fruitori finali si sarebbero ricreduti e infine convinti della bontà della strategia nipponica.
La lungimiranza è dovuta al fatto che hanno saputo leggere attentamente le tendenze del mercato fotografico in eterna evoluzione e in più, lo abbiamo scoperto da poco, il planning prevedeva lo sviluppo e il ritorno del medio formato (settore in cui Fuji ha sicuramente un grande passato), facendo sì che la necessità di creare un sistema ex-novo full frame venisse baipassato.
Continuiamo a vedere la tendenza di produrre sensori full-frame così ricchi di pixel da far concorrenza alle medio formato esistenti. Fuji ha pensato che lo sviluppo di un sistema più piccolo, ma riprogettato e approfondito in modo da renderlo competitivo al 100% con più blasonate fotocamere 35 mm, unito ad un nuovo medio formato sempre mirrorless, fosse la strategia migliore per poter occupare nuove aree di mercato e soddisfare una sempre più larga fascia di clienti. Professionisti e non.
Tanto marketing insomma, ma anche tanta astuzia e bravura nel creare prodotti davvero di alta gamma.

In internet esistono comparazioni e test fatti con tutte le principali concorrenti, addirittura con fotocamere di natura superiore, almeno sulla carta. Beh, bisogna ammettere che lo sviluppo fatto da Fuji è davvero notevole. Anche analizzando scatti eseguiti nelle medesime condizioni, risulta arduo riconoscere un file full-frame.
Ovviamente potremmo stare a discuterne un’infinità, ma se vogliamo fare un’analisi tecnica, è davvero così. O quantomeno, la differenza tra l’uno e l’altro si è assottigliata talmente tanto da chiedersi se davvero ne valga la pena di avere un corredo fotografico molto più ingombrante e pesante.
Questo è proprio uno dei punti di forza principali che ha garantito una crescita così veloce al sistema X. Il fatto di avere tra le mani un oggetto compatto, perfettamente bilanciato e leggero, non solo aumenta il piacere che si ha nell’utilizzarlo, ma ha grossi vantaggi in termini di trasportabilità e ingombro. Cosa non da poco.
Infatti, una volta appurata la qualità estrema delle immagini prodotte, il fattore “dimensioni” risulta il valore aggiunto che fa convertire sempre più Nikonisti e Canonisti a questa realtà. Inoltre, bisogna notare che anche la strategia di prezzo impostata gioca un ruolo chiave. Se prendiamo ad esempio le ammiraglie X-T2 e X-PRO2 potremo facilmente valutare che, pur essendo considerevole, il prezzo non sarà mai al pari delle corrispettive reflex professionali. Stessa cosa vale per molti obiettivi.
Su questi ultimi va detto che la gamma è ampia (al momento dai 14 a 400 mm, senza considerare le terze parti e i moltiplicatori di focali) e lo sviluppo è costante, con nuove uscite dalle qualità costruttive e ottiche davvero di primo livello.

Intendiamoci, scegliere Nikon, Canon ecc. non è certo un errore, anzi. Macchine full-frame come le Leica M o SL fanno parte della mia lista dei desideri.
Io non lavoro per Fuji in alcun modo e, per di più, sono ancora un Nikonista e utilizzo D800 abitualmente. Lo sviluppo tecnologico coinvolge tutti i costruttori, i passi avanti sono davvero incredibili se si pensa a solo 10 anni fa. E immagino che continuerà ad essere così. Ma mi sto sempre più convincendo che il futuro sia davvero in mano alle mirrorless. Anche una casa blasonata come Leica ha prodotto una fotocamera full-frame indirizzata al professionista puntando su questo sistema. Qualche cosa vorrà pur dire!
Di recente ho proprio ragionato di questo con mio fratello e valutavamo come in effetti le caratteristiche del full-frame non siano più così determinanti sotto molti punti di vista.
Proviamo a valutare le principali differenze che intercorrono tra il 35 mm e l’APS-C.

- La profondità di campo.
Un sensore a pieno formato ha una profondità di campo minore rispetto ad un sensore più piccolo. In questo modo gli sfocati sono migliori, più coinvolgenti e creativi e si può staccare il soggetto dallo sfondo anche chiudendo di uno stop in più il diaframma rispetto ad un APS-C.

- La resa agli alti ISO.
La maggiore grandezza del sensore garantisce una qualità di immagine molto buona e, in alcuni casi ottima, anche alzando molto gli ISO. Poter utilizzare questa capacità fa sì che in scarsità di luce si possano ottenere ottimi risultati anche scattando a mano libera.

- Numero ottiche di qualità.
Da sempre il parco ottiche di alto livello destinate a sensori 35 mm è ampio. Non solo esistono le ottiche delle case costruttrici dei corpi macchina, ma oggi come oggi anche le terze parti sono in grado di fornire prodotti di pari livello (in alcuni casi anche maggiore) tenendo un occhio di riguardo al lato economico.

- Durata batteria.
La durata della batteria è fondamentale. Nelle reflex pieno formato questo dato è sicuramente di primo livello. La durata è considerevole, in più i segnali di avviso del consumo sono ben calibrati. D’altro canto, essendo la macchina stessa più grande, anche la batteria risulta più grossa e duratura.

Ora, queste caratteristiche sono del tutto oggettive. Quello che occorre fare secondo me, è porle in relazione all’utilizzo reale che ne facciamo. La maggiore profondità di campo, ad esempio, potrà risultare ininfluente o addirittura ideale per il tipo di fotografia che facciamo. E’ una scelta consapevole che si fa. Scattare foto di matrimonio utilizzando un’apertura di f1.4 avendo un profondità di campo maggiore, potrà dare più sicurezza nell’ottenimento della nitidezza che vogliamo. Nella fotografia di paesaggio dove si ricerca la massima qualità chiudendo il diaframma, il problema non sussisterà nemmeno.
Per quanto riguarda gli alti ISO, invece. L’evoluzione fatta dal sensore X-Trans anche in questo campo è significativa. I livelli ottenuti in condizioni di scarsa luminosità sono palesemente equiparabili e non rappresentano più quel limite invalicabile che era in origine. Si ottengono facilmente ottime immagini in ogni condizione di luce e constatando i miglioramenti fatti sino ad oggi, c’è da scommettere che continueranno di questo passo, arrivando ad ottenere anche una gamma dinamica sempre più ampia.
Infine, le ottiche, come accennato prima, si compongono già di un discreto numero di focali, tra fissi e zoom. La qualità è stata studiata appositamente da Fuji per ottenere il meglio dai propri sensori e tenendo conto che è un sistema “nuovo”, si arricchirà ancora nel prossimo periodo. In ogni caso, volendo passare al sistema X, si può facilmente appagare ogni esigenza fotografica, senza doversi accontentare di lenti mediocre.
La batteria, al contrario, resta un difetto che al momento non è in grado di reggere il paragone. Effettivamente la durata non è di pari livello e bisogna munirsi di diverse scorte per evitare spiacevoli inconvenienti. Con l’utilizzo dei battery grip la durata aumenta, ma in ogni modo è un aspetto che sicuramente verrà migliorato in futuro. In questo Fuji ascolta molto il parere dei propri clienti.

Ritornando alla discussione familiare con mio fratello, ci siamo resi conto che alla luce di tutte le suddette caratteristiche, quello che continuava a lasciarci perplessi era la pura qualità d’immagine. Utilizzando la D800 si tende a sottovalutare sensori con risoluzioni inferiori, pensando che le immagini non siano dettagliate e ricche allo stesso modo. Beh, effettivamente il numero di pixel è inferiore. Se vogliamo fare ingrandimenti, chiaramente non potremo spingerci oltre un certo limite. Con una macchina come la D800 a volte, pur sbagliando un’inquadratura o la focale, riusciamo a tirarne fuori un’ottima immagine facendo un crop che altrimenti porterebbe ad una perdita di qualità. Ma quante volte può succedere? Ad ogni modo con una X-T2 si riescono a fare ingrandimenti e crop tranquillamente e personalmente ho degli ingrandimenti fatti con la prima X100 da 12 megapixel che sono perfetti.

Fuji X100 - 12mpx

Fuji X100 – 12mpx

Fuji X100 - 12mpx

Fuji X100 – 12mpx

A volte ci lasciamo ottenebrare dalla qualità d’immagine prodotta da sensori con 30/40 megapixel, non rendendoci conto di quanto effettivamente ne sfruttiamo le capacità. Ovviamente ci sono dei settori professionali in cui si resta molto legati ad immagini pesanti e ricche di dettagli, ma per questi ci sono appunto le medio formato. Se si riesce a constatare che la gran parte delle caratteristiche che un cliente vuole può essere oltremodo soddisfatto anche con sensori più “piccoli”, allora è inevitabile mettere in dubbio l’utilizzo di una reflex.
Ripeto, mettere in dubbio.

Dopo aver conosciuto il nuovo sistema X con la X100 e poi successivamente con X-T1, il dubbio continuo ad averlo e i workshop di Milano lo hanno sicuramente alimentato….

Filippo Orsi – PhotOrsi