Gli strumenti fotografici

Gli strumenti sono tutto?

Ho affrontato e affronterò ancora l’analisi tecnica degli strumenti fotografici, ma apro una parentesi soffermandomi sulla loro funzionalità.

Non so se riuscirò ad interpretare il pensiero di tutti. Ma nel mio piccolo, ho notato che la fase della ricerca dell’obiettivo perfetto, della nuova macchina fotografica o dell’accessorio all’avanguardia ha avuto una grande rilevanza.
Io confesso di esserci ancora dentro. Parecchio. Da questo tunnel non so se e quando ne uscirò!

Il tutto inizia con la gioia di scoprire la tecnica fotografica. Tecnica che è indissolubilmente legata al mezzo tecnologico. Dapprima la pellicola e la sua infinita gamma di caratteristiche, ai banchi ottici, allo sviluppo e stampa in camera oscura…per poi approdare al digitale e a tutto quello che ne consegue. I dorsi digitali medio formato – sogni a volte irraggiungibili per i costi automobilistici che hanno – reflex pieno formato, mirrorless, telemetro… obiettivi, luci, flash, software per postproduzione… E’ una lotta senza vincitori!
Il mezzo tecnologico attira sempre molta attenzione, lo possiamo notare tutti dalle svariate riviste di settore, siti web, blog oltre alle fiere e alle diverse manifestazioni organizzate per la presentazione di una determinata novità. Come si fa a non esserne dipendenti?!
Nel grande mondo della fotografia c’è anche questo.
Le case produttrici ovviamente ci vivono e hanno il loro business da mandare avanti. (In altri articoli ho cercato di approfondire anche questi aspetti evolutivi).

Con l’arrivo del digitale abbiamo assistito ad una evoluzione esponenziale di qualità e caratteristiche. Ogni casa cerca di lanciare sul mercato l’innovazione che possa attirare nuovi clienti. Il tutto per grande gioia degli addetti ai lavori.
Il neofita o l’amatore trovano di sicuro pane per i loro denti.
Notti insonni a guardare comparazioni su youtube tra un obiettivo e l’altro. Leggere recensioni con grafici, diagrammi e foto scattate a mattoni o matite colorate per analizzarne le aberrazioni cromatiche, gli alti ISO, le distorsioni ecc.
E da lì altre comparazioni tra sensori APS-C o Full Frame… set di luci – ma continue o flash?! – trasmettitori, fondali, ombrelli come se piovesse, softbox, software e tecniche di stampa… per arrivare, poi, a fantasticare su uno spazio tutto nostro (meglio se ex industriale, che fa figo!) immaginandolo con tutta quella bella attrezzatura all’interno! Certo, poi bisogna pensare a come giustificarsi con le proprie mogli quando capiranno che i risparmi per l’università dei figli se li sono fumati i signori Nikon, Leica e co…
Allora ci si rende conto che dell’elenco fatto su un foglio bianco possiamo permetterci sì e no un paio di voci e tutte le comparazioni fatte, gli articoli scaricati e le foto dei test trovano subito un nuovo posto nel computer: il cestino.

Ma i fotografi professionsiti?!
Beh, non potendo certo parlare per loro, mi limito ad esprimere un pensiero del tutto personale, fatto anche dalle varie testimonianze raccolte su quelle famose riviste, siti web o pubblicazioni famose.
Partendo dal presupposto che ogni fotografo per concretizzare il suo lavoro deve utilizzare la macchina fotografica, va da sé che la scelta di quest’ultima è di sicuro oggetto di riflessione. Io non penso che tutti siano alla ricerca di caratteristiche sempre all’avanguardia, ma piuttosto che molto dipenda dal tipo di fotografia in cui ci si specializza.
Lo strumento che uno sceglie deve essere funzionale ad esprimere il proprio lavoro.

Sappiamo tutti che quando vi è la necessità di stampare in formati giganti per affissioni come poster o campagne pubblicitarie il mezzo utilizzato deve avere determinate caratteristiche. I dorsi digitali medio formato trovano il loro maggior impiego proprio in questo campo. Ora come ora, con l’arrivo di nuove fotocamere full frame dai sensori strabordanti di pixel, comincia ad esserci una valida alternativa (con dei compromessi ovviamente).
La fotografia sportiva ha una necessità evidente: la frequenza di scatto continuo. L’esatto opposto dei medio formato di cui parlavamo.
Chi fa della macro fotografia il proprio lavoro, non può che utilizzare lenti adatte allo scopo. O ancora, chi fa della srteet photography il suo fiore all’occhiello eviterà di andare in giro con corpi macchina pesanti ed ingombranti….
E’ evidente che anche il professionista sia legato, in un modo o nell’altro, alla tecnologia che usa.

Ho letto il commento di un fotografo che raccontava l’incontro con un’icona della fotografia di strada e la prima domanda che gli ha fatto è stata: “Che macchina utilizzi?”. Quando si è reso conto che le foto che tanto ammirava erano state tutte scattate con un banale compatta che teneva perennemente in tasca, ha cominciato a cambiare le sue opinioni in merito.
Io ho potuto vedere delle foto scattate da Maurizio Ferri ad una nota modella italiana con una semplice compatta… e il risultato è ovviamente notevole.
E’ un punto di vista. Proviamo a chiedere ad un fotografo di paesaggi o ad una casa automobilisitca se per la loro prossima campagna si accontentano di foto fatte con una compatta… Il dibattito potrebbe essere interessante.
Ad un recente seminario, per esempio, ho potuto assistere ad alcune dimostrazioni di scatto con modella eseguiti da un noto fotografo di beauty e fashion. Alla fine ha realizzato lo stesso scatto con luci impostate ad hoc sia con una medio formato di ultimissima generazione, sia con un cellulare. Bene. L’immagine proiettata su un telo grande vista nel suo insieme trasmetteva la stessa identica emozione. Dire che una fosse meglio dell’altra mi è risultato impossibile.
Però il cliente che commissiona quella campagna che cosa vorrà? Si accontenterà della foto fatta col cellulare? Ovviamente no. L’esigenza è quella della massima qualità possibile ed è evidente che un cellulare non possa reggere il confronto con una medio formato.
Quindi ancora una volta, lo strumento deve essere funzionale al lavoro che dobbiamo svolgere.

Che poi se si fa un passo indietro, con la pellicola non cambia il discorso. Basti pensare al differente utilizzo di reflex o medio formato a pozzetto rispetto ai banchi ottici di varie dimensioni.
Da tutto questo, quindi, ci si chiede se per fare una bella foto sia necessaria una bella macchina. Se non volete una risposta banale, non chiedetelo alle case costruttrici!!!
Non ho l’arroganza né tanto meno l’intenzione di dare una risposta certa. Ci sono numerosi blog in cui ci si può tranquillamente “scannare” su questi argomenti….

Penso solo che in primo luogo dovrebbe esserci il piacere del singolo fotografo nello scegliere un mezzo piuttosto di un altro. Perché fotografare è anche questo. Un piacere fisico che si ha nell’impugnare la propria macchina, nel mettere alla prova il nuovo obiettivo, nell’utilizzare quel determinato mirino…
Il click dell’otturatore, poi. Ne vogliamo parlare?! Ci sono case che ci hanno costruito attorno il proprio fascino.
Aspettare con ansia che venga rilasciata la nuova versione per collaudarla e verificare se può fare al caso nostro, non lo trovo un qualcosa di disdicevole.
Anzi. Le migliorie tecniche vanno viste come un’opportunità secondo me. Poi uno può sempre scegliere. Per fortuna il libero arbitrio non ha bisogno di aggiornamenti!
E sì perhé a volte una miglioria può semplificare un determinato modo di lavorare. Può esserci di grande aiuto nel lato pratico della professione. Non è trascurabile.

Infine, un’ultima consoderazione dal carattere un po’ nostalgico.
Ho notato, infatti, che parallelamente a tutto questo vi è un sempre maggiore ritorno all’analogico. La pellicola ha sempre il suo fascino.
La grande libertà e di conseguenza complessità, che ha portato il digitale ha fatto quasi riscoprire la gioia e il piacere delle “restrizioni” del passato. Sembra un paradosso, e lo possiamo traslare anche in altri ambiti forse…
L’estrema libertà ci fa tornare a desiderare dei limiti, la semplicità. Come se, avendo la coscienza che i limiti ci sono e sono tangibili, non si abbia più la necessità o la voglia di cercare a tutti i costi la perfezione. E’ la riscoperta dell’imperfezione. Come caratteristica peculiare e non più come difetto.
E poi l’attesa. Scattare il giusto numero di foto, perché il rullino è limitato, appunto. Pensarle bene prima e poi click… che soddisfazione. Qui l’errore si paga. Sentire la pellicola che scorre. Attendere che siano sviluppate per poter finalmente valutare il lavoro.
E’ un fascino. Punto.
Come tutte le dicotomie, non si escludono a priori, ma l’analogico fa riscoprire certi aspetti forse dimenticati, mentre il digitale infrange i limiti e rende l’errore rimediabile.
Certe case se ne sono accorte da tempo e cercano di coniugare queste due filosofie. Uniscono l’essenzialità di una volta anche dal punto di vista del design ad alcuni vantaggi del moderno.
E anche questo ha il suo fascino.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

Comments are closed.