ESISTE LA PERFEZIONE IN FOTOGRAFIA?

La bellezza è il giusto equilibrio tra i difetti.
Non l’ho detto io, ma è in buona sintesi quello che penso a proposito della bellezza. E della sua oggettività.
Il concetto di bellezza e di perfezione assoluta attanaglia da sempre l’espressione creativa di ogni fotografo, dall’800 ad oggi.

Ufficialmente è stata stabilita la data del 1839 come nascita della fotografia, ma in realtà abbiamo degli studi teorici che la riguardano, legati all’antica Grecia e anche a Leonardo da Vinci. In ogni caso, nella seconda metà dell’800 le prime applicazioni fotografiche cominciarono a svilupparsi e, con esse, tutto il mondo della creatività e del linguaggio che poi condurranno ai giorni nostri.
Quello della perfezione è un concetto assai importante. Ognuno ha cercato prima o dopo di darne una interpretazione e, nel caso della fotografia, di trasferirla in un’immagine.
A mio parere questo è impossibile. Almeno nel senso assoluto, oggettivo del termine.
Non avere paura della perfezione, non la raggiungerai mai è una frase che mi piace moltissimo e il fatto che l’abbia detta un artista come Dalì la rende ancora più appropriata.
La connessione tra arte pittorica e la fotografia è davvero molto stretta. Ci sono moltissimi fotografi illustri che prendono spunto ancora oggi da famose tele, in cui la maestria degli artisti riesce a descrivere con le luci e le ombre la realtà esattamente come fosse una foto.
Salvador Dalì è stato celebre per il surrealismo, il suo modo di interpretare e descrivere totalmente fuori dagli “schemi comuni”, utilizzando un linguaggio unico e davvero coinvolgente. La stravaganza delle sue opere, le forme molli e allungate, distorte, l’utilizzo dei colori e degli spazi, le ambientazioni create con scorci iperrealistici sembrano descrivere viaggi immaginari, sogni, in modo così preciso, da sembrare veri.
Il surrealismo ridimensiona in tutto e per tutto il concetto stretto di realtà oggettiva. Ciò lo rende assolutamente affascinante e legato a doppio filo con la fotografia stessa, quando la intendiamo come la rappresentazione dell’idea che abbiamo della realtà.
La perfezione stereotipata a cui molti aspirano o che molti pensano di conoscere, a mio parere è del tutto illusoria. Per l’appunto, non la si raggiungerà mai e per questo non bisogna aver paura di inseguirla. Anzi.
Ci si affanna, infatti, dietro ai messaggi subliminali che riceviamo quotidianamente, come fossero l’obiettivo primario della nostra esistenza.
In realtà, credo che sia fondamentale prendere coscienza di tutto questo, acquisire sempre più consapevolezza, analizzando il concetto stesso di perfezione e di bellezza, capendone il significato per poterlo poi interpretare (farò un approfondimento sul concetto della conoscenza che rende liberi in un altro articolo) e attribuirne la giusta importanza. Capire, conoscere per poi saper interpretare.
Tendere alla perfezione può essere un percorso, anche dal punto di vista fotografico, con molti alti e bassi.
Ma è pur sempre un percorso che, a parer mio, deve portare in sé il fondamento che la perfezione assoluta non la si può raggiungere. 
La base di tutto è questo. Spingersi sempre oltre, superare i confini, i limiti e cercare costantemente di migliorarsi è decisamente un atto accrescitivo importantissimo. Sia personale che professionale. Può produrre dei risultati eclatanti e appaganti.
Quindi sì, cerchiamola la perfezione, spingiamoci in quella direzione, ma sapendo che l’obiettivo vero non sarà raggiungerla, ma il tentativo stesso. “Non è importante quello che trovi alla fine di una corsa, ma quello che provi mentre corri”. Lì sta il vero insegnamento.

Proviamo ad immaginare per un attimo cosa accadrebbe se pensassimo di averla raggiunta. Come descrivere questa sensazione……………
Il vuoto, così mi vien da dire.
Ebbene sì, se pensiamo di aver raggiunto la perfezione, cosa ci può spingere oltre? Cosa avremmo ancora da imparare? Come potremmo migliorarci?
La bellezza, dal canto suo, la accomuno a quanto detto qui. Ovvero, se siamo consapevoli (e la consapevolezza è fondamentale) di aver descritto la bellezza assoluta, che cosa ci spingerà ad affrontare il prossimo progetto? Molti non cercano la bellezza in senso stretto come obiettivo dei propri lavori, ma il concetto che cerco di esprimere è che trovare una risposta assoluta e oggettiva a concetti come la perfezione e la bellezza porta all’annullamento di un percorso di ricerca che è il motore principale che ci spinge ad andare oltre.

Non essendo tutti uguali, non avendo ricevuto tutti gli stessi insegnamenti e non avendo avuto tutti le medesime influenze durante la crescita, diventa davvero complesso poter esprimere un giudizio univoco.
Certo, esistono i concorsi (legati alla bellezza, alla fotografia, al cinema ….) in cui alcune persone giudicano trovando un parere che possa esprimere considerazioni basate su esperienza, conoscenza, cultura e tecnica.
E’ difficile, però, che tutti siano d’accordo. Anzi, spesso si mettono in dubbio anche le capacità di chi giudica.
Ma tutto ciò è un bene, in quanto l’atto stesso di mettere in dubbio un giudizio, fa analizzare le cose da prospettive diverse, confermando l’adagio secondo il quale attraverso lo scontro vi è la vera crescita.

Per tornare all’inizio di questo articolo, la bellezza secondo me è il giusto equilibrio tra i difetti.
Si può affermare che esistano cose che per la maggior parte delle persone risultino belle. Si possono definire tali alcune attrici/attori o modelle/modelli, perché spesso si riscontrano in queste figure i canoni di bellezza, che l’arte stessa ha contribuito ad insegnarci. E’ innegabile.
Ma se andiamo ad analizzarne uno ad uno, troveremo sempre un particolare che ci affascina di più, un carattere che preferiamo, un dettaglio che ci fa propendere su uno piuttosto che su un altro. Il ragionamento può essere riportato anche ad altri ambiti, come ad un oggetto, ad una macchina, ad un divano o ad una fotografia ad esempio.
Sostanzialmente ci sono due macro-sistemi: quello del “bello” e quello del “brutto”. Secondo i canoni a cui accennavo prima, grossomodo riusciamo a ricondurre una cosa nell’uno o nell’altro. Poi però, all’interno di quel macro-sistema esistono delle distinzioni, che vengono apportate tramite il gusto personale, la propria preferenza ecc.
Ancora una volta definire in senso assoluto è fuorviante.
Ecco che i difetti, di ogni genere e tipo, possono rappresentare quella chiave di volta che ci aiuta a descrivere un concetto apparentemente facile.
E l’equilibrio tra tutti questi difetti, crea quello che per ognuno di noi rappresenta la bellezza.
Il difetto in sé non trattiene l’idea di equilibrio o di “bello”. Ma l’accostamento di caratteri particolari, l’insieme di tali difetti appunto, può altresì formare un’idea che conduca al bello.
Faccio un esempio concreto sul mondo della moda. Mondo in cui si vive di stereotipi e falsi miti da sempre.
Vi sarà capitato di vedere lo spot televisivo, o qualche shooting, di quella modella di colore con la vitiligine.
E’ diventata in poco tempo una star delle passerelle e grandi aziende l’hanno voluta per le proprie campagne pubblicitarie.
Avete capito il concetto?!
Beh, quale difetto più visibile di una malattia della pelle, per di più su una modella di colore, può rendere l’idea che il difetto stesso possa creare un equilibrio quasi armonico? Non a tutti deve piacere. Se piacesse a tutti, allora significherebbe che abbiamo trovato la bellezza assoluta e tutto quello che ho scritto finora, sarebbe stato un’inutile perdita di tempo.

Di esempi ne potremmo fare tanti altri, ma il punto resto il medesimo e mi auguro che sia chiaro.

In conclusione, ritengo che sia basilare fare un’analisi personale di alcuni concetti fondamentali, come la perfezione in questo caso, per poter affrontare al meglio il proprio percorso e farne un’esperienza che sia del tutto soggettiva e di insegnamento.
Ciò che riusciamo ad imparare, a comprendere rappresenta il nostro bagaglio, ci aiuta ad esprimere il nostro punto di vista in modo più consapevole.
In fotografia credo sia fondamentale. Affrontare percorsi anche ambiziosi, non deve spaventare né rappresentare un freno, perché anche se non riusciamo appieno nel nostro intento, il tentativo stesso ci porta all’accrescimento delle nostre consapevolezze, migliorandoci e dandoci nuove spinte.

Quindi, non aver paura della perfezione, perché tanto non la raggiungerai mai!

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

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