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Intervista a “Discorsi Fotografici”

Un grazie speciale agli amici di “Discorsi Fotografici” per la lunga e bella intervista, che potete ascoltare al seguente link:
http://www.discorsifotografici.it/2017/05/29/5256/

Dal minuto 50:00 in poi vi racconto un po’ più di me e di come è nato PhotOrsi!

Ricordatevi di seguire tutti gli approfondimenti di “Discorsi Fotografici” su http://www.discorsifotografici.it/

A presto,

Filippo Orsi – PhotOrsi

Intervista filippo orsi a prontopro

Reportage e Istinto. Intervista a PRONTOPRO

Oggi ho parlato di reportage, strumenti fotografici e molto altro sul blog di ProntoPro.

“Per realizzare un ottimo reportage bisogna farsi guidare dall’istinto, innato per un fotografo. Questo è quello che ci spiega Filippo Orsi di PhotOrsi.

Come si è avvicinato Filippo Orsi alla fotografia?

Da sempre mi circondo di fotografia.

E’ dall’epoca del liceo che si è manifestata la voglia e la necessità di imprimere momenti. Innanzitutto per poterli rivivere, riassaporando quelle sensazioni. In seguito, la voglia di raccontare la realtà dal mio punto di vista è stata lo stimolo maggiore che mi ha spinto a fare di una necessità, una vera e propria professione.
Sul mio sito cito questa frase di Neil Leifer “La fotografia non mostra la realtà, ma l’idea che se ne ha”…

Troverete l’articolo per intero al seguente link.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • Salvador Dalì

ESISTE LA PERFEZIONE IN FOTOGRAFIA?

La bellezza è il giusto equilibrio tra i difetti.
Non l’ho detto io, ma è in buona sintesi quello che penso a proposito della bellezza. E della sua oggettività.
Il concetto di bellezza e di perfezione assoluta attanaglia da sempre l’espressione creativa di ogni fotografo, dall’800 ad oggi.

Ufficialmente è stata stabilita la data del 1839 come nascita della fotografia, ma in realtà abbiamo degli studi teorici che la riguardano, legati all’antica Grecia e anche a Leonardo da Vinci. In ogni caso, nella seconda metà dell’800 le prime applicazioni fotografiche cominciarono a svilupparsi e, con esse, tutto il mondo della creatività e del linguaggio che poi condurranno ai giorni nostri.
Quello della perfezione è un concetto assai importante. Ognuno ha cercato prima o dopo di darne una interpretazione e, nel caso della fotografia, di trasferirla in un’immagine.
A mio parere questo è impossibile. Almeno nel senso assoluto, oggettivo del termine.
Non avere paura della perfezione, non la raggiungerai mai è una frase che mi piace moltissimo e il fatto che l’abbia detta un artista come Dalì la rende ancora più appropriata.
La connessione tra arte pittorica e la fotografia è davvero molto stretta. Ci sono moltissimi fotografi illustri che prendono spunto ancora oggi da famose tele, in cui la maestria degli artisti riesce a descrivere con le luci e le ombre la realtà esattamente come fosse una foto.
Salvador Dalì è stato celebre per il surrealismo, il suo modo di interpretare e descrivere totalmente fuori dagli “schemi comuni”, utilizzando un linguaggio unico e davvero coinvolgente. La stravaganza delle sue opere, le forme molli e allungate, distorte, l’utilizzo dei colori e degli spazi, le ambientazioni create con scorci iperrealistici sembrano descrivere viaggi immaginari, sogni, in modo così preciso, da sembrare veri.
Il surrealismo ridimensiona in tutto e per tutto il concetto stretto di realtà oggettiva. Ciò lo rende assolutamente affascinante e legato a doppio filo con la fotografia stessa, quando la intendiamo come la rappresentazione dell’idea che abbiamo della realtà.
La perfezione stereotipata a cui molti aspirano o che molti pensano di conoscere, a mio parere è del tutto illusoria. Per l’appunto, non la si raggiungerà mai e per questo non bisogna aver paura di inseguirla. Anzi.
Ci si affanna, infatti, dietro ai messaggi subliminali che riceviamo quotidianamente, come fossero l’obiettivo primario della nostra esistenza.
In realtà, credo che sia fondamentale prendere coscienza di tutto questo, acquisire sempre più consapevolezza, analizzando il concetto stesso di perfezione e di bellezza, capendone il significato per poterlo poi interpretare (farò un approfondimento sul concetto della conoscenza che rende liberi in un altro articolo) e attribuirne la giusta importanza. Capire, conoscere per poi saper interpretare.
Tendere alla perfezione può essere un percorso, anche dal punto di vista fotografico, con molti alti e bassi.
Ma è pur sempre un percorso che, a parer mio, deve portare in sé il fondamento che la perfezione assoluta non la si può raggiungere. 
La base di tutto è questo. Spingersi sempre oltre, superare i confini, i limiti e cercare costantemente di migliorarsi è decisamente un atto accrescitivo importantissimo. Sia personale che professionale. Può produrre dei risultati eclatanti e appaganti.
Quindi sì, cerchiamola la perfezione, spingiamoci in quella direzione, ma sapendo che l’obiettivo vero non sarà raggiungerla, ma il tentativo stesso. “Non è importante quello che trovi alla fine di una corsa, ma quello che provi mentre corri”. Lì sta il vero insegnamento.

Proviamo ad immaginare per un attimo cosa accadrebbe se pensassimo di averla raggiunta. Come descrivere questa sensazione……………
Il vuoto, così mi vien da dire.
Ebbene sì, se pensiamo di aver raggiunto la perfezione, cosa ci può spingere oltre? Cosa avremmo ancora da imparare? Come potremmo migliorarci?
La bellezza, dal canto suo, la accomuno a quanto detto qui. Ovvero, se siamo consapevoli (e la consapevolezza è fondamentale) di aver descritto la bellezza assoluta, che cosa ci spingerà ad affrontare il prossimo progetto? Molti non cercano la bellezza in senso stretto come obiettivo dei propri lavori, ma il concetto che cerco di esprimere è che trovare una risposta assoluta e oggettiva a concetti come la perfezione e la bellezza porta all’annullamento di un percorso di ricerca che è il motore principale che ci spinge ad andare oltre.

Non essendo tutti uguali, non avendo ricevuto tutti gli stessi insegnamenti e non avendo avuto tutti le medesime influenze durante la crescita, diventa davvero complesso poter esprimere un giudizio univoco.
Certo, esistono i concorsi (legati alla bellezza, alla fotografia, al cinema ….) in cui alcune persone giudicano trovando un parere che possa esprimere considerazioni basate su esperienza, conoscenza, cultura e tecnica.
E’ difficile, però, che tutti siano d’accordo. Anzi, spesso si mettono in dubbio anche le capacità di chi giudica.
Ma tutto ciò è un bene, in quanto l’atto stesso di mettere in dubbio un giudizio, fa analizzare le cose da prospettive diverse, confermando l’adagio secondo il quale attraverso lo scontro vi è la vera crescita.

Per tornare all’inizio di questo articolo, la bellezza secondo me è il giusto equilibrio tra i difetti.
Si può affermare che esistano cose che per la maggior parte delle persone risultino belle. Si possono definire tali alcune attrici/attori o modelle/modelli, perché spesso si riscontrano in queste figure i canoni di bellezza, che l’arte stessa ha contribuito ad insegnarci. E’ innegabile.
Ma se andiamo ad analizzarne uno ad uno, troveremo sempre un particolare che ci affascina di più, un carattere che preferiamo, un dettaglio che ci fa propendere su uno piuttosto che su un altro. Il ragionamento può essere riportato anche ad altri ambiti, come ad un oggetto, ad una macchina, ad un divano o ad una fotografia ad esempio.
Sostanzialmente ci sono due macro-sistemi: quello del “bello” e quello del “brutto”. Secondo i canoni a cui accennavo prima, grossomodo riusciamo a ricondurre una cosa nell’uno o nell’altro. Poi però, all’interno di quel macro-sistema esistono delle distinzioni, che vengono apportate tramite il gusto personale, la propria preferenza ecc.
Ancora una volta definire in senso assoluto è fuorviante.
Ecco che i difetti, di ogni genere e tipo, possono rappresentare quella chiave di volta che ci aiuta a descrivere un concetto apparentemente facile.
E l’equilibrio tra tutti questi difetti, crea quello che per ognuno di noi rappresenta la bellezza.
Il difetto in sé non trattiene l’idea di equilibrio o di “bello”. Ma l’accostamento di caratteri particolari, l’insieme di tali difetti appunto, può altresì formare un’idea che conduca al bello.
Faccio un esempio concreto sul mondo della moda. Mondo in cui si vive di stereotipi e falsi miti da sempre.
Vi sarà capitato di vedere lo spot televisivo, o qualche shooting, di quella modella di colore con la vitiligine.
E’ diventata in poco tempo una star delle passerelle e grandi aziende l’hanno voluta per le proprie campagne pubblicitarie.
Avete capito il concetto?!
Beh, quale difetto più visibile di una malattia della pelle, per di più su una modella di colore, può rendere l’idea che il difetto stesso possa creare un equilibrio quasi armonico? Non a tutti deve piacere. Se piacesse a tutti, allora significherebbe che abbiamo trovato la bellezza assoluta e tutto quello che ho scritto finora, sarebbe stato un’inutile perdita di tempo.

Di esempi ne potremmo fare tanti altri, ma il punto resto il medesimo e mi auguro che sia chiaro.

In conclusione, ritengo che sia basilare fare un’analisi personale di alcuni concetti fondamentali, come la perfezione in questo caso, per poter affrontare al meglio il proprio percorso e farne un’esperienza che sia del tutto soggettiva e di insegnamento.
Ciò che riusciamo ad imparare, a comprendere rappresenta il nostro bagaglio, ci aiuta ad esprimere il nostro punto di vista in modo più consapevole.
In fotografia credo sia fondamentale. Affrontare percorsi anche ambiziosi, non deve spaventare né rappresentare un freno, perché anche se non riusciamo appieno nel nostro intento, il tentativo stesso ci porta all’accrescimento delle nostre consapevolezze, migliorandoci e dandoci nuove spinte.

Quindi, non aver paura della perfezione, perché tanto non la raggiungerai mai!

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

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WEDDING ALBUM

Considerata l’importanza che porta con sé la consegna di un wedding album, considerata l’aspettativa che gli sposi attribuiscono a questo momento, è ovvio che sia necessario poter soddisfare ogni richiesta di personalizzazione con la giusta qualità di prodotti che offriamo.

Per questo rendo disponibili infinite possibilità di creazione del proprio album, grazie all’appoggio di fornitori specializzati di alto livello.
Partendo dalle dimensioni e formati dell’album principale (quadrato, orizzontale, verticale), per continuare con la scelta dello spessore delle pagine, dei risguardi, della qualità di carta utilizzata con finiture sia lucide che opache e con la scelta dei rivestimenti esterni.
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Infatti, si va dal più classico degli album rivestito in pelle, a finiture più moderne come la copertina in vetro che regala una luminosità alla foto stampata sottostante di assoluto impatto.
I materiali variano, come dicevo, dalla pelle o ecopelle, ai tessuti con diverse finiture e trame, a materiali sintetici, tutti disponibili in varie colorazioni.
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L’album, poi, può essere inserito in un box che può avere sia la funzione di contenitore protettivo, che di espositore. Le finiture e le possibilità di realizzazione, infatti, sono tali che si possa creare un oggetto decorativo bello anche da esporre.

Le stesse ampie possibilità di personalizzazione restano invariate anche per quanto riguarda i mini album.
Il regalo d’eccellenza da poter fare a parenti, testimoni o amici diventa una vera e propria copia dell’album principale, con dimensioni ridotte. Si possono scegliere le misure esterne, la tipologia di copertina e le finiture lucide o opache delle pagine interne. L’impaginazione dell’album principale verrà rispettata e riportata allo stesso modo.
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Infine, vi è anche la possibilità di realizzare delle stampe fine-art su carte fotografiche professionali con o senza l’utilizzo di passpartout. Le immagini più significative, quelle che si vuole esporre o anche regalare, possono essere stampate in aggiunta in diverse dimensioni.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • T Terzani

La grande foto è l’immagine di un’idea – Tiziano Terzani

La fotografia è la giusta sintesi tra ragione e istinto.

Uno dei lati affascinanti della fotografia per me è proprio questo. Da un lato il raziocinio ci impone il ragionamento, la riflessione e la programmazione di quello che facciamo. L’analisi della realtà. Grazie al ragionamento impostiamo il nostro lavoro, lo programmiamo, facciamo in modo di creare un seguito ad una idea. L’istinto dal canto suo, rende l’attimo il fulcro di ogni cosa. E’ l’istinto che ci porta a cogliere un istante irripetibile, ad imprimere in modo indelebile un qualcosa di unico. Senza l’istinto, l’idea potrebbe non trovare la sua realizzazione. O ancora meglio, nonostante tutto il ragionamento, è il saper assecondare l’istinto che stravolge i programmi regalando risultati inattesi e soddisfacenti.

L’istinto è una cosa innata. L’essere umano lo ha ereditato dal mondo animale, che un tempo governava il mondo unicamente attraverso questa tendenza. Certo, al giorno d’oggi ci sono animali che governerebbero ancora meglio di certi uomini… ma questo è un altro discorso!
L’istinto ci spinge laddove razionalmente non andremmo. Ci porta a fare scelte immediate, estemporanee, che il più delle volte sono delle reazioni.
Spesso la fotografia è espressione dell’istinto di chi sta dietro alla macchina. “La grande foto è l’immagine di un’idea”, appunto.
Ci sono delle fotografie donate al mondo da illustri autori che, se non fosse stato per il loro innato istinto, oggi non potremmo ammirarle. Chi mai l’avrebbe detto che lo sguardo di quella ragazza afgana ritratta da Steve McCurry e pubblicata sul National Geographic nel 1985, sarebbe diventata un cult? O l’immagine dei Marines degli Stati Uniti che alzano la bandiera a Iwo Gima scattata da Joe Rosenthal nel 1945? Di esempi ce ne sono tanti ovviamente, ma i reportage sono la categoria in cui questa qualità ha la meglio. Che siano viaggi, zone di guerra o sport, il racconto di un qualcosa fortemente condizionato dall’ambiente che lo circonda, è l’habitat ideale per mettersi alla prova e affinare il proprio istinto.  Certo serve anche la programmazione e, quindi, ecco che torna la ragione. Un binomio vincente.

Io credo che l’istinto debba essere messo a disposizione dell’evento. Aprendo la mente ad ogni possibilità, preparandosi a vedere le cose in modo alternativo o ad anticipare gli eventi che stanno per accadere.

La street photography raggruppa questi aspetti, raccontanto la vita reale di strada, appunto, ma in modo diverso… coinvolgendo, descrivendo un qualcosa che in quel preciso momento si sta verificando. Il tutto attraverso gli occhi del fotografo, ovviamente. La sua interpretazione è fondamentale.
Ci sono alcune tecniche legate a questo campo della fotografia che sono proprio il sintomo di come il mezzo tecnologico debba assecondare l’istinto di chi scatta, trasformando l’idea in una immagine precisa. Sto pensando, ad esempio, al metodo di messa a fuoco più veloce che esista in assoluto: l’iperfocale.
Proprio grazie a questa tecnica, ci si può totalmente concentrare sull’ambiente in cui siamo, non dovendo pensare alle impostazioni della macchina perdendo così quegli attimi preziosissimi che fanno la differenza. “F8… and be there!”, questo è il motto. Imposta la macchina prima, affidati alla profondità di campo giusta e poi… Devi esserci. Il segreto è tutto qua. Ma scusate, non è forse un altro caso in cui il ragionamento è al servizio dell’istinto?!
Le macchine fotografiche a telemetro più famose al mondo in questo utilizzo, hanno il mirino laterale proprio per la loro architettura tecnica e questo è un grosso vantaggio per chi “racconta” e fa reportage. Infatti, ciò permette di posizionare l’occhio destro sul mirino, mentre il sinistro lo si può tenere aperto garantendo così una visuale più ampia dell’ambiente, che va oltre a quella inquadrata. In questo modo si possono prevedere situazioni o ingressi in campo visivo di oggetti in movimento.
L’ideale per essere al posto giusto, nel momento giusto.

In conclusione, quello che per me rappresenta la fotografia è un binomio imprescindibile che può coinvolgere la maggior parte delle immagini che ogni giorno osserviamo. E’ un binomio vincente, come detto, proprio perché l’uno non esclude l’altro e, anzi, il giusto equilibrio tra la ragione e l’istinto porta a raggiungere quegli scopi che ogni fotografo si prefissa.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

 

 

  • Peter Adams

Gli strumenti fotografici

Gli strumenti sono tutto?

Ho affrontato e affronterò ancora l’analisi tecnica degli strumenti fotografici, ma apro una parentesi soffermandomi sulla loro funzionalità.

Non so se riuscirò ad interpretare il pensiero di tutti. Ma nel mio piccolo, ho notato che la fase della ricerca dell’obiettivo perfetto, della nuova macchina fotografica o dell’accessorio all’avanguardia ha avuto una grande rilevanza.
Io confesso di esserci ancora dentro. Parecchio. Da questo tunnel non so se e quando ne uscirò!

Il tutto inizia con la gioia di scoprire la tecnica fotografica. Tecnica che è indissolubilmente legata al mezzo tecnologico. Dapprima la pellicola e la sua infinita gamma di caratteristiche, ai banchi ottici, allo sviluppo e stampa in camera oscura…per poi approdare al digitale e a tutto quello che ne consegue. I dorsi digitali medio formato – sogni a volte irraggiungibili per i costi automobilistici che hanno – reflex pieno formato, mirrorless, telemetro… obiettivi, luci, flash, software per postproduzione… E’ una lotta senza vincitori!
Il mezzo tecnologico attira sempre molta attenzione, lo possiamo notare tutti dalle svariate riviste di settore, siti web, blog oltre alle fiere e alle diverse manifestazioni organizzate per la presentazione di una determinata novità. Come si fa a non esserne dipendenti?!
Nel grande mondo della fotografia c’è anche questo.
Le case produttrici ovviamente ci vivono e hanno il loro business da mandare avanti. (In altri articoli ho cercato di approfondire anche questi aspetti evolutivi).

Con l’arrivo del digitale abbiamo assistito ad una evoluzione esponenziale di qualità e caratteristiche. Ogni casa cerca di lanciare sul mercato l’innovazione che possa attirare nuovi clienti. Il tutto per grande gioia degli addetti ai lavori.
Il neofita o l’amatore trovano di sicuro pane per i loro denti.
Notti insonni a guardare comparazioni su youtube tra un obiettivo e l’altro. Leggere recensioni con grafici, diagrammi e foto scattate a mattoni o matite colorate per analizzarne le aberrazioni cromatiche, gli alti ISO, le distorsioni ecc.
E da lì altre comparazioni tra sensori APS-C o Full Frame… set di luci – ma continue o flash?! – trasmettitori, fondali, ombrelli come se piovesse, softbox, software e tecniche di stampa… per arrivare, poi, a fantasticare su uno spazio tutto nostro (meglio se ex industriale, che fa figo!) immaginandolo con tutta quella bella attrezzatura all’interno! Certo, poi bisogna pensare a come giustificarsi con le proprie mogli quando capiranno che i risparmi per l’università dei figli se li sono fumati i signori Nikon, Leica e co…
Allora ci si rende conto che dell’elenco fatto su un foglio bianco possiamo permetterci sì e no un paio di voci e tutte le comparazioni fatte, gli articoli scaricati e le foto dei test trovano subito un nuovo posto nel computer: il cestino.

Ma i fotografi professionsiti?!
Beh, non potendo certo parlare per loro, mi limito ad esprimere un pensiero del tutto personale, fatto anche dalle varie testimonianze raccolte su quelle famose riviste, siti web o pubblicazioni famose.
Partendo dal presupposto che ogni fotografo per concretizzare il suo lavoro deve utilizzare la macchina fotografica, va da sé che la scelta di quest’ultima è di sicuro oggetto di riflessione. Io non penso che tutti siano alla ricerca di caratteristiche sempre all’avanguardia, ma piuttosto che molto dipenda dal tipo di fotografia in cui ci si specializza.
Lo strumento che uno sceglie deve essere funzionale ad esprimere il proprio lavoro.

Sappiamo tutti che quando vi è la necessità di stampare in formati giganti per affissioni come poster o campagne pubblicitarie il mezzo utilizzato deve avere determinate caratteristiche. I dorsi digitali medio formato trovano il loro maggior impiego proprio in questo campo. Ora come ora, con l’arrivo di nuove fotocamere full frame dai sensori strabordanti di pixel, comincia ad esserci una valida alternativa (con dei compromessi ovviamente).
La fotografia sportiva ha una necessità evidente: la frequenza di scatto continuo. L’esatto opposto dei medio formato di cui parlavamo.
Chi fa della macro fotografia il proprio lavoro, non può che utilizzare lenti adatte allo scopo. O ancora, chi fa della srteet photography il suo fiore all’occhiello eviterà di andare in giro con corpi macchina pesanti ed ingombranti….
E’ evidente che anche il professionista sia legato, in un modo o nell’altro, alla tecnologia che usa.

Ho letto il commento di un fotografo che raccontava l’incontro con un’icona della fotografia di strada e la prima domanda che gli ha fatto è stata: “Che macchina utilizzi?”. Quando si è reso conto che le foto che tanto ammirava erano state tutte scattate con un banale compatta che teneva perennemente in tasca, ha cominciato a cambiare le sue opinioni in merito.
Io ho potuto vedere delle foto scattate da Maurizio Ferri ad una nota modella italiana con una semplice compatta… e il risultato è ovviamente notevole.
E’ un punto di vista. Proviamo a chiedere ad un fotografo di paesaggi o ad una casa automobilisitca se per la loro prossima campagna si accontentano di foto fatte con una compatta… Il dibattito potrebbe essere interessante.
Ad un recente seminario, per esempio, ho potuto assistere ad alcune dimostrazioni di scatto con modella eseguiti da un noto fotografo di beauty e fashion. Alla fine ha realizzato lo stesso scatto con luci impostate ad hoc sia con una medio formato di ultimissima generazione, sia con un cellulare. Bene. L’immagine proiettata su un telo grande vista nel suo insieme trasmetteva la stessa identica emozione. Dire che una fosse meglio dell’altra mi è risultato impossibile.
Però il cliente che commissiona quella campagna che cosa vorrà? Si accontenterà della foto fatta col cellulare? Ovviamente no. L’esigenza è quella della massima qualità possibile ed è evidente che un cellulare non possa reggere il confronto con una medio formato.
Quindi ancora una volta, lo strumento deve essere funzionale al lavoro che dobbiamo svolgere.

Che poi se si fa un passo indietro, con la pellicola non cambia il discorso. Basti pensare al differente utilizzo di reflex o medio formato a pozzetto rispetto ai banchi ottici di varie dimensioni.
Da tutto questo, quindi, ci si chiede se per fare una bella foto sia necessaria una bella macchina. Se non volete una risposta banale, non chiedetelo alle case costruttrici!!!
Non ho l’arroganza né tanto meno l’intenzione di dare una risposta certa. Ci sono numerosi blog in cui ci si può tranquillamente “scannare” su questi argomenti….

Penso solo che in primo luogo dovrebbe esserci il piacere del singolo fotografo nello scegliere un mezzo piuttosto di un altro. Perché fotografare è anche questo. Un piacere fisico che si ha nell’impugnare la propria macchina, nel mettere alla prova il nuovo obiettivo, nell’utilizzare quel determinato mirino…
Il click dell’otturatore, poi. Ne vogliamo parlare?! Ci sono case che ci hanno costruito attorno il proprio fascino.
Aspettare con ansia che venga rilasciata la nuova versione per collaudarla e verificare se può fare al caso nostro, non lo trovo un qualcosa di disdicevole.
Anzi. Le migliorie tecniche vanno viste come un’opportunità secondo me. Poi uno può sempre scegliere. Per fortuna il libero arbitrio non ha bisogno di aggiornamenti!
E sì perhé a volte una miglioria può semplificare un determinato modo di lavorare. Può esserci di grande aiuto nel lato pratico della professione. Non è trascurabile.

Infine, un’ultima consoderazione dal carattere un po’ nostalgico.
Ho notato, infatti, che parallelamente a tutto questo vi è un sempre maggiore ritorno all’analogico. La pellicola ha sempre il suo fascino.
La grande libertà e di conseguenza complessità, che ha portato il digitale ha fatto quasi riscoprire la gioia e il piacere delle “restrizioni” del passato. Sembra un paradosso, e lo possiamo traslare anche in altri ambiti forse…
L’estrema libertà ci fa tornare a desiderare dei limiti, la semplicità. Come se, avendo la coscienza che i limiti ci sono e sono tangibili, non si abbia più la necessità o la voglia di cercare a tutti i costi la perfezione. E’ la riscoperta dell’imperfezione. Come caratteristica peculiare e non più come difetto.
E poi l’attesa. Scattare il giusto numero di foto, perché il rullino è limitato, appunto. Pensarle bene prima e poi click… che soddisfazione. Qui l’errore si paga. Sentire la pellicola che scorre. Attendere che siano sviluppate per poter finalmente valutare il lavoro.
E’ un fascino. Punto.
Come tutte le dicotomie, non si escludono a priori, ma l’analogico fa riscoprire certi aspetti forse dimenticati, mentre il digitale infrange i limiti e rende l’errore rimediabile.
Certe case se ne sono accorte da tempo e cercano di coniugare queste due filosofie. Uniscono l’essenzialità di una volta anche dal punto di vista del design ad alcuni vantaggi del moderno.
E anche questo ha il suo fascino.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • Smoking man
  • Smoking man
  • Smoking man
  • Smoking man
  • Smoking man

Behind the scene

Volevo raccontare una breve storia dietro agli scatti di questo post.

Niente di nuovo o di ecclatante, ma è la semplice realtà di quando si fotografa in strada e si cerca di raccontare una storia, qualunque essa sia.
Ognuno cerca il proprio approccio quando affronta un progetto fotografico. Spesso ci si trova semplicemente nel momento giusto, al posto giusto. Quando si parla di street photography, si possono certamente ascoltare i pareri di personaggi illustri che hanno fatto di questo ambito, il loro marchio di fabbrica. Storie bellissime, narrate per immagini. I reportage possono assumere valenze decisamente importanti anche dal punto di vista storico, lo sappiamo. Tutti abbiamo visto immagini che hanno raccontato la nostra storia. Dalle guerre, alle manifestazioni, all’evoluzione socio-politica dei paesi.
Ma tornando su concetti più semplici, quando si esce per una sessione di fotografia di strada ci si può concentrare su un determinato aspetto che si desidera raccontare.
Possiamo decidere a priori quale sia lo scopo della nostra giornata ed andare in giro cercando quella precisa storia da descrivere.

Ecco, bene, non è il caso che sta dietro a queste immagini.
Non avevo una precisa volontà, se non quella di non pormi dei limiti. Osservare, provare e osservare ancora. In cerca di dettagli che mi dessero una ispirazione.
Avevo già scattato diverse immagini. Io dò moltissima importanza alla luce. Adoro le luci nette e dure, che creano contrasti e ombre precise. Molto spesso trovo una scena interessante, che mi piace, ma non la scatto se le luci non mi convincono. Le ombre aiutano a raccontare, perché celano e allo stesso tempo rivelano e rafforzano la storia. Un’immagine piatta, anche se ricca di contenuti perde la sua forza.
Qualche scatto buono lo avevo realizzato, ma non ero molto soddisfatto pur avendo trovato le condizioni di luce che preferisco.
Stavo per rientrare, quando sulla mia strada mi trovo di fronte a questa scena: un signore anziano, dall’aria stanca si siede su una panchina davanti a me per riposare e fumare in santa pace.
Smoking manUn attimo in cui percepisco il semplice piacere di quell’uomo, nell’accomodarsi in tranquillità per godersi un momento solo per lui. Si guarda attorno, osservando la gente che gli passa accanto e che frequenta la piazzetta. Continua a fumare e io non riesco mai a scorgergli il volto, al massimo un profilo accennato. Mi fermo qualche metro dietro di lui e osservo. La luce è esattamente dove dovrebbe essere. Le ombre perfette, creano il contrasto che cerco con la sua sagoma abbondante e il fumo bianco intenso che si diffonde nell’aria. Anche la direzione che prendono le nuvole di fumo mi piace. Ci siamo. Mi abbasso, inquadro e scatto. Aspetto che il momento migliore arrivi, non sapendo se mai ci sarà. Verifico subito dai primi scatti che l’immagine mi convince, peccato solo che in alcuni momenti ci sia troppa gente attorno… Ormai capisco e riesco ad anticipare le boccate di fumo dell’uomo. E scatto ancora. Passano un bambino in bicicletta seguito da quello che penso essere il padre… l’uomo sembra seguire appena la scena e resta concentrato nel suo fumare. La piazzetta sembra improvvisamente liberarsi, il momento che aspettavo sta per arrivare. Ma è allora che l’uomo smette di fumare, si china leggermente e lentamente quasi per darsi uno slancio col suo bastone e si alza, andandosene, senza mai guardarsi indietro.

Smoking man

Quel signore non si è accorto di nulla. Si è goduto il suo momento e inconsapevolmente ne ha regalato uno piacevole anche a me. Ha reso l’uscita di quel giorno non inutile. Ha dato un senso a quello che un fotografo cerca.
Tornando a casa continuavo a pensarci ed è bello come a volte tu possa incappare in una scena coinvolgente… avevo quasi la sensazione di aver rubato la libertà del momento a quella persona. Ma essendo disposti ad osservare e vivere l’attimo e il luogo in cui si è, si scorgono momenti unici che vale la pena di imprimere.
O rubare, appunto.

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • Fujifilm Italia x revolution tour
  • Fujifilm Italia x revolution tour
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FUJI X REVOLUTION TOUR – Parte 2

Nella prima parte dell’articolo, ho cercato di spiegare quali siano secondo me le caratteristiche positive dei prodotti Fujifilm e come mai molti utenti Nikon, Canon ecc. stiano passando a questo formato.

Tramite una serie di workshop e seminari organizzati direttamente da Fujifilm Italia, sotto il nome di “Fuji X Revolution Tour“, in diverse città d’Italia gli appassionati del brand o anche gli scettici, hanno potuto testare a fondo tutta la serie X, comprese le novità appena presentate.

Devo dire che gli eventi sono ben organizzati, a partire dalla procedura di prenotazione del tutto gratuita tramite email. Le giornate sono suddivise tra workshop e seminari, potendo scegliere quale sia di nostro maggiore interesse. I fotografi presenti sono tutti appartenenti al “clan” degli X-Photographers. Professionisti di indubbia capacità, esperienza ed empatia.
Sono sempre a disposizione per approfondire o spiegare concetti e tecniche che poi vengono messi in pratica, riuscendo a dimostrare fino in fondo le possibilità creative di questi oggetti.

Parallelamente, si può richiedere al personale addetto di provare le attrezzature. Sia corpi macchina che ottiche. Si possono utilizzare durante i workshop programmati, oppure testarli in uscite esterne nelle zone limitrofe. In ogni caso, un ottimo modo per conoscere sul serio i prodotti Fuji e le loro capacità.
_DSF2946Durante la mattinata ho frequentato il corso tenuto da Marco “Yorick” Tortato, sulle tecniche del ritratto utilizzando una sola fonte di luce, nel caso specifico uno speedlight, ovvero il nuovo flash appena presentato EF-X500.
E’ stato molto interessante e Marco ha mostrato anche diversi accessori, light-shaper, che in abbinamento al nuovo EF-X500 possono dare risultati davvero belli. Con l’utilizzo di una sola fonte luminosa, ma usata nel modo corretto, le possibilità creative sono moltissime.

Fujifilm Italia x revolution tourNel pomeriggio ho seguito Gabriele Lopez e il suo workshop sulla street photography. In primis abbiamo analizzato alcuni suoi lavori approfondendo dei concetti legati a questa tipologia di immagini. Dopo di che abbiamo potuto fare una escursione in strada scattando anche con il supporto di una modella. Eravamo davvero in molti, purtroppo non è l’ideale in questi casi in quanto non si riescono ad approfondire al meglio determinati aspetti, ma allo stesso modo si possono carpire preziosi consigli.

Infine, l’ultimo workshop è stato nuovamente con Marco Tortato e in questa parte abbiamo analizzato le tecniche di ritratto in studio con più fonti luminose. Osservando alcune fotografie di autori famosi abbiamo capito come fossero state realizzate. E’ una pratica molto interessante e anche istruttiva, perché fa capire come possiamo affrontare determinate situazioni e quali risultati si possono ottenere. Fujifilm Italia x revolution tourIn seguito, sempre grazie alla presenza di una modella, ho potuto mettere di nuovo alla prova l’attrezzatura Fuji, constatando le ottime possibilità che offre.

Le prove su cui mi sono concentrato maggiormente sono state con la nuova X-T2 e le ottiche 50-140 f2.8, 35 f2, 16-55 f2.8, 56 f1.2 e 90 f2. Quest’ultimo mi è piaciuto davvero moltissimo. Luminoso, ben costruito e nitidissimo. Gli zoom sono lenti ottime, direi da che non possono mancare in un corredo completo. Qualità costruttiva solida e qualità di immagine eccellente.
Il nuovo 35 f2 è molto ben costruito, piccolo, ideale per la street e con ottime qualità. Il 56, dal canto suo, è decisamente un must. Super luminoso, regala sfocati incredibili e una nitidezza senza pari. I ritratti sono il suo pane.
Conoscendo già bene il 23 f1.4, il 18-55 f2.8-4 e il 10-24 f4, posso dire senza alcun dubbio che tutta la gamma può soddisfare ogni esigenza. Ci possono essere delle migliorie e delle aggiunte, ma sono sicuro che non mancheranno. Anzi, si può già leggere che sono in previsione per il 2017 nuove ottiche molto interessanti.
Vorrei concludere con qualche accenno su X-T2. Avendo già amato le caratteristiche di X-T1 e sapendo anche in quali parti poteva subire dei miglioramenti, devo ammettere che l’ultima arrivata soddisfa appieno tutte le aspettative. Al di là del nuovo sensore da 24 megapixel, le migliorie in termini di autofocus, resa agli alti ISO, velocità di scatto sono solo alcune delle cose che la rendono una numero 1 del mercato. La presenza del nuovo joystick utilizzabile mentre si scatta per cambiare i punti di messa a fuoco, l’ho trovato da subito molto intuitivo e comodissimo. Analizzando le immagini a computer, poi, i RAF prodotti hanno una profondità e nitidezza al pari delle full-frame. La mancanza del filtro passa-basso rende le immagini sempre molto dettagliate, mentre i colori hanno una resa realistica. Anche i jpeg sono subito pronti per essere utilizzati. Grazie alle simulazioni film disponibili tipiche di Fuji, ci si può sbizzarrire nella composizione delle immagini che più ci coinvolgono. Come la simulazione ACROS studiato appositamente per i nuovi sensori X Trans III che regala un bianco e nero fantastico, già pronto per essere stampato.
Insomma, per quanto ne avessi letto ottime recensioni, la prova pratica ha davvero confermato il tutto. Certo, mi piacerebbe testarla ancor più a fondo, ma non credo che riscontrerei impressioni diverse da quelle che mi sono fatto.

Il Fuji X Revolution Tour è stata una bella esperienza, concreta e senza dubbio molto utile.
Hanno avuto ragione a puntare su questo APS-C e se tanto mi dà tanto, mi auguro che la stessa sorte spetti all’attesissimo medio formato…. Aspetto con ansia la prossima edizione, sperando proprio di riuscire a testarlo.

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • Fujifilm X T2
  • Fujifilm XT2 back
  • Fujifilm XT2 battery boost
  • Fujifilm X PRO2
  • Fujifilm XPRO2 back
  • thunder storm tempesta di fulmini by filippo orsi
  • landscape fotografo di paesaggi by filippo orsi

FUJI X REVOLUTION TOUR – Parte 1

Il 26-27 Novembre scorsi si è tenuto a Milano l’ultimo appuntamento dell’anno del Fuji X-Revolution Tour, organizzato da Fujifilm Italia.
Presso l’Hotel NH Milano Touring, adiacente a Piazza della Repubblica, workshop e seminari si sono susseguiti richiamando gli appassionati del marchio e non.

Da circa 5 anni Fujifilm ha cominciato a rivoluzionare il mercato delle macchine fotografiche professionali, introducendo e brevettando un innovativo sistema mirrorless, basato su un sensore APS-C (23,6 x 15,6 mm) denominato X-Trans CMOS sensor. Un sensore che è in grado di generare immagini con qualità e colori senza compromessi, grazie alla mancanza del filtro ottico passa-basso e di un innovativo sistema di pixel.
Oggi, con l’arrivo di X-T2 e X-PRO2, questo sensore è arrivato alla sua terza evoluzione. Fujifilm X T2Fujifilm X PRO2

Di recensioni dettagliate e molto esaustive sui prodotti Fuji ce ne sono davvero molte. Per questo non voglio farne una ulteriore, anzi. La prima parte di questo articolo la vorrei dedicare al mondo delle X-series, per poterne descrivere le caratteristiche principali e, di conseguenza, le motivazioni che mi hanno portato a sposare sempre di più questo brand. Nella seconda parte, invece, farò un breve approfondimento sui workshop di Milano.

Nonostante la richiesta incessante da parte della clientela professionale, di realizzare un sistema full-frame, ovvero con sensore da 35mm, Fuji ha creduto fino in fondo nel progetto APS-C, facendo capire che i fruitori finali si sarebbero ricreduti e infine convinti della bontà della strategia nipponica.
La lungimiranza è dovuta al fatto che hanno saputo leggere attentamente le tendenze del mercato fotografico in eterna evoluzione e in più, lo abbiamo scoperto da poco, il planning prevedeva lo sviluppo e il ritorno del medio formato (settore in cui Fuji ha sicuramente un grande passato), facendo sì che la necessità di creare un sistema ex-novo full frame venisse baipassato.
Continuiamo a vedere la tendenza di produrre sensori full-frame così ricchi di pixel da far concorrenza alle medio formato esistenti. Fuji ha pensato che lo sviluppo di un sistema più piccolo, ma riprogettato e approfondito in modo da renderlo competitivo al 100% con più blasonate fotocamere 35 mm, unito ad un nuovo medio formato sempre mirrorless, fosse la strategia migliore per poter occupare nuove aree di mercato e soddisfare una sempre più larga fascia di clienti. Professionisti e non.
Tanto marketing insomma, ma anche tanta astuzia e bravura nel creare prodotti davvero di alta gamma.

In internet esistono comparazioni e test fatti con tutte le principali concorrenti, addirittura con fotocamere di natura superiore, almeno sulla carta. Beh, bisogna ammettere che lo sviluppo fatto da Fuji è davvero notevole. Anche analizzando scatti eseguiti nelle medesime condizioni, risulta arduo riconoscere un file full-frame.
Ovviamente potremmo stare a discuterne un’infinità, ma se vogliamo fare un’analisi tecnica, è davvero così. O quantomeno, la differenza tra l’uno e l’altro si è assottigliata talmente tanto da chiedersi se davvero ne valga la pena di avere un corredo fotografico molto più ingombrante e pesante.
Questo è proprio uno dei punti di forza principali che ha garantito una crescita così veloce al sistema X. Il fatto di avere tra le mani un oggetto compatto, perfettamente bilanciato e leggero, non solo aumenta il piacere che si ha nell’utilizzarlo, ma ha grossi vantaggi in termini di trasportabilità e ingombro. Cosa non da poco.
Infatti, una volta appurata la qualità estrema delle immagini prodotte, il fattore “dimensioni” risulta il valore aggiunto che fa convertire sempre più Nikonisti e Canonisti a questa realtà. Inoltre, bisogna notare che anche la strategia di prezzo impostata gioca un ruolo chiave. Se prendiamo ad esempio le ammiraglie X-T2 e X-PRO2 potremo facilmente valutare che, pur essendo considerevole, il prezzo non sarà mai al pari delle corrispettive reflex professionali. Stessa cosa vale per molti obiettivi.
Su questi ultimi va detto che la gamma è ampia (al momento dai 14 a 400 mm, senza considerare le terze parti e i moltiplicatori di focali) e lo sviluppo è costante, con nuove uscite dalle qualità costruttive e ottiche davvero di primo livello.

Intendiamoci, scegliere Nikon, Canon ecc. non è certo un errore, anzi. Macchine full-frame come le Leica M o SL fanno parte della mia lista dei desideri.
Io non lavoro per Fuji in alcun modo e, per di più, sono ancora un Nikonista e utilizzo D800 abitualmente. Lo sviluppo tecnologico coinvolge tutti i costruttori, i passi avanti sono davvero incredibili se si pensa a solo 10 anni fa. E immagino che continuerà ad essere così. Ma mi sto sempre più convincendo che il futuro sia davvero in mano alle mirrorless. Anche una casa blasonata come Leica ha prodotto una fotocamera full-frame indirizzata al professionista puntando su questo sistema. Qualche cosa vorrà pur dire!
Di recente ho proprio ragionato di questo con mio fratello e valutavamo come in effetti le caratteristiche del full-frame non siano più così determinanti sotto molti punti di vista.
Proviamo a valutare le principali differenze che intercorrono tra il 35 mm e l’APS-C.

- La profondità di campo.
Un sensore a pieno formato ha una profondità di campo minore rispetto ad un sensore più piccolo. In questo modo gli sfocati sono migliori, più coinvolgenti e creativi e si può staccare il soggetto dallo sfondo anche chiudendo di uno stop in più il diaframma rispetto ad un APS-C.

- La resa agli alti ISO.
La maggiore grandezza del sensore garantisce una qualità di immagine molto buona e, in alcuni casi ottima, anche alzando molto gli ISO. Poter utilizzare questa capacità fa sì che in scarsità di luce si possano ottenere ottimi risultati anche scattando a mano libera.

- Numero ottiche di qualità.
Da sempre il parco ottiche di alto livello destinate a sensori 35 mm è ampio. Non solo esistono le ottiche delle case costruttrici dei corpi macchina, ma oggi come oggi anche le terze parti sono in grado di fornire prodotti di pari livello (in alcuni casi anche maggiore) tenendo un occhio di riguardo al lato economico.

- Durata batteria.
La durata della batteria è fondamentale. Nelle reflex pieno formato questo dato è sicuramente di primo livello. La durata è considerevole, in più i segnali di avviso del consumo sono ben calibrati. D’altro canto, essendo la macchina stessa più grande, anche la batteria risulta più grossa e duratura.

Ora, queste caratteristiche sono del tutto oggettive. Quello che occorre fare secondo me, è porle in relazione all’utilizzo reale che ne facciamo. La maggiore profondità di campo, ad esempio, potrà risultare ininfluente o addirittura ideale per il tipo di fotografia che facciamo. E’ una scelta consapevole che si fa. Scattare foto di matrimonio utilizzando un’apertura di f1.4 avendo un profondità di campo maggiore, potrà dare più sicurezza nell’ottenimento della nitidezza che vogliamo. Nella fotografia di paesaggio dove si ricerca la massima qualità chiudendo il diaframma, il problema non sussisterà nemmeno.
Per quanto riguarda gli alti ISO, invece. L’evoluzione fatta dal sensore X-Trans anche in questo campo è significativa. I livelli ottenuti in condizioni di scarsa luminosità sono palesemente equiparabili e non rappresentano più quel limite invalicabile che era in origine. Si ottengono facilmente ottime immagini in ogni condizione di luce e constatando i miglioramenti fatti sino ad oggi, c’è da scommettere che continueranno di questo passo, arrivando ad ottenere anche una gamma dinamica sempre più ampia.
Infine, le ottiche, come accennato prima, si compongono già di un discreto numero di focali, tra fissi e zoom. La qualità è stata studiata appositamente da Fuji per ottenere il meglio dai propri sensori e tenendo conto che è un sistema “nuovo”, si arricchirà ancora nel prossimo periodo. In ogni caso, volendo passare al sistema X, si può facilmente appagare ogni esigenza fotografica, senza doversi accontentare di lenti mediocre.
La batteria, al contrario, resta un difetto che al momento non è in grado di reggere il paragone. Effettivamente la durata non è di pari livello e bisogna munirsi di diverse scorte per evitare spiacevoli inconvenienti. Con l’utilizzo dei battery grip la durata aumenta, ma in ogni modo è un aspetto che sicuramente verrà migliorato in futuro. In questo Fuji ascolta molto il parere dei propri clienti.

Ritornando alla discussione familiare con mio fratello, ci siamo resi conto che alla luce di tutte le suddette caratteristiche, quello che continuava a lasciarci perplessi era la pura qualità d’immagine. Utilizzando la D800 si tende a sottovalutare sensori con risoluzioni inferiori, pensando che le immagini non siano dettagliate e ricche allo stesso modo. Beh, effettivamente il numero di pixel è inferiore. Se vogliamo fare ingrandimenti, chiaramente non potremo spingerci oltre un certo limite. Con una macchina come la D800 a volte, pur sbagliando un’inquadratura o la focale, riusciamo a tirarne fuori un’ottima immagine facendo un crop che altrimenti porterebbe ad una perdita di qualità. Ma quante volte può succedere? Ad ogni modo con una X-T2 si riescono a fare ingrandimenti e crop tranquillamente e personalmente ho degli ingrandimenti fatti con la prima X100 da 12 megapixel che sono perfetti.

Fuji X100 - 12mpx

Fuji X100 – 12mpx

Fuji X100 - 12mpx

Fuji X100 – 12mpx

A volte ci lasciamo ottenebrare dalla qualità d’immagine prodotta da sensori con 30/40 megapixel, non rendendoci conto di quanto effettivamente ne sfruttiamo le capacità. Ovviamente ci sono dei settori professionali in cui si resta molto legati ad immagini pesanti e ricche di dettagli, ma per questi ci sono appunto le medio formato. Se si riesce a constatare che la gran parte delle caratteristiche che un cliente vuole può essere oltremodo soddisfatto anche con sensori più “piccoli”, allora è inevitabile mettere in dubbio l’utilizzo di una reflex.
Ripeto, mettere in dubbio.

Dopo aver conosciuto il nuovo sistema X con la X100 e poi successivamente con X-T1, il dubbio continuo ad averlo e i workshop di Milano lo hanno sicuramente alimentato….

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • Fotoarredo legno con vetro
  • Fotoarredo legno con vetro
  • _DSC3381copia
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Ritratto in Vetrina

Arredare con la fotografia.
Sicuramente l’influenza del settore dell’arredamento, a me molto vicino, suscita costantemente la creatività anche nel campo fotografico.
Gli ambienti possono assumere aspetti completamente differenti grazie al solo utilizzo di immagini. Le pareti diventano come la tela bianca per un pittore. Che si scelga di esporre le proprie o quelle più famose non conta, l’effetto finale darà sicuramente molta soddisfazione.
Ci si può sbizzarrire anche uscendo dagli schemi e pensando a supporti nuovi o fuori dal comune per esporre delle fotografie. Non solo a parete, ma anche in appoggio a terra….
Oggi come oggi abbiamo in più una vasta possibilità di stampa, partendo dalle tante carte con finiture e qualità differenti, per andare su supporti moderni come l’alluminio, il plexiglass o il vetro.

_DSC3391copiaIl formato fotografico quadrato mi piace molto anche per le opportunità creative che offre.
Volendo offrire un portfolio di immagini che possano raccontare maggiormente la persona ritratta, il quadrato mi aiuta a comporre meglio i dettagli e le espressioni dei soggetti.

Le stampe sono tutte realizzate su carta fotografica professionale Fuji con dimensioni standard di cm 13 x 13, ma sono disponibili diverse possibilità.
Per quanto riguarda il supporto, invece, viene realizzata una cornice con fondo in legno verniciato, il tutto con spessore di 3 cm. Poi viene applicato il vetro fatto su misura.

Le misure complessive della vetrinetta sono personalizzabili a seconda della tipologia di portfolio che si desidera.
Nella fattispecie, per un portfolio di coppia, è prevista una dimensione standard interna (esclusa la cornice) di cm 150 x 60 con 44 foto di cm 13 x 13. In questo modo anche l’impatto visivo è notevole e sicuramente coinvolgente.

Per ulteriori informazioni, info@photorsi.com

Filippo Orsi – PhotOrsi

 

 

  • Sessione studio 2-141copia
  • Sessione studio 2-148copia
  • studio 2-145copia-2

PhotOrsi Studio

Scattare in studio è sicuramente una parte importantissima. Se si vuole offrire un servizio il più completo possibile, non si può prescindere da questa possibilità.
Il problema fondamentale è quello dei costi. Costi per lo spazio e costi per l’attrezzatura.
Quando si è alle prime armi si cerca sempre di adattarsi e trovare il modo di potersi “costruire” il proprio set con quello che si ha a disposizione.

Una valida alternativa è quella di affittare lo studio a seconda del lavoro che si ha da svolgere. In questi casi ci sono molte alternative valide, basta attaccarsi ad internet e si scopriranno numerosi posti all’avanguardia e con diverse tipologie di ambientazioni. In più con il servizio di poter noleggiare tutta l’attrezzatura anche per la post-produzione (computer con software aggiornati).
I costi ovviamente vanno di conseguenza.

Affittare una struttura esterna ha anche il lato positivo di poter cambiare, avendo quindi nuovi scenari e sfondi per diversi lavori.
Se si parla di still life su fondo bianco o colorato chiaramente il discorso è meno complesso. Basta cercare lo studio con il giusto set di luci e il gioco è fatto.

Di recente ho realizzato un piccolo spazio di circa 25 mq, nato dall’esigenza di effettuare delle fotografie di still life di prodotti di piccole e medie dimensioni, oltre a dei ritratti.Tavolo santana 1
Ho deciso di creare una sorta di ambientazione industriale, rivestendo le pareti con dei moduli in poliuretano ottenendo l’effetto dei mattoni a vista. In secondo luogo li ho verniciati con tinta grigio scuro.
Per quanto riguarda il pavimento, invece, ho utilizzato dei semplicissimi bancali in legno da trasporto, di misura standard, provvedendo a profilarne solo alcuni a seconda della larghezza dello spazio. Li ho tutti levigati, poi verniciati con una tinta per legno e in ultimo nuovamente levigati per ottenere un effetto “vintage” rovinato.
Ecco fatto.
In ultimo ho provveduto ad adattare alla struttura di ferro nera già esistente, una sbarra porta fondali per tutta la larghezza della zona in modo da poter utilizzare il limbo a seconda delle esigenze.

Il costo è stato assolutamente contenuto.

PhotOrsi – Filippo Orsi

  • IMG_5224

Vivian Maier – La tata fotografa.

“Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata. Molti di noi condividono il suo stesso desiderio e il suo impulso di fare fotografie – e grazie alla tecnologia digitale a nostra disposizione, oggi lo possiamo fare. Se con Facebook, Flickr e Instagram oggi siamo in grado di produrre immagini e con un semplice click proiettarle in tutto il mondo, l’innegabile talento di Vivian Maier, abbinato al fermo proposito di mantenere la propria attività di fotografa come una questione privata, ci affascina e al tempo stesso ci confonde. Non può però sorprenderci: in un’epoca in cui la fotografia viene ridefinita, cambiano anche gli autori che troviamo più interessanti e stimolanti. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini, ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi” – Marvin Heifermann.

Oltre alla fotografia, il cinema è una di quelle cose in grado di regalarmi emozioni sempre uniche. Quello che mi affascina di più è sapere e scoprire le storie che stanno dietro alla realizzazione di un determinato progetto. Voglio dire, chiunque può apprezzare o meno la visione di un film o di un’immagine, ma sapere che cosa abbia spinto o come materialmente gli autori siano arrivati a quel punto, regala uno spessore decisamente maggiore. Dietro ad un’immagine o ad un video ci possono essere migliaia di cose interessanti, a volte addirittura di più di ciò che è ritratto.
Si può scoprire per caso, ad esempio, che l’intera vita di una persona del tutto comune sia stata, a sua insaputa, oggetto e scenografia di una storia incredibile. E che tale storia, suo malgrado, non abbia potuto scriversela consapevolmente.

Quella di Vivian Maier è una di queste storie.
Io, come la maggior parte, ho scoperto questa “vera” fotografa, proprio grazie all’alone di fascino e malinconia che la circonda.
Sicuramente ignara di quello che ai giorni nostri sarebbe successo, ha vissuto la sua vita facendosi accompagnare costantemente da quel forte desiderio di immortalare attimi. Spesso autoritraendosi con giochi di riflessi, trasparenze o specchi che rendono ogni scatto davvero coinvolgente. Sul suo volto e nello sguardo si possono cogliere spesso tratti di grande malinconia. Scorgere un sorriso diventa quasi impossibile. Ma allo stesso tempo si capisce la forza e la voglia che aveva nel rivolgere lo sguardo ai particolari e alle cose che aveva intorno. Poneva la sua figura al centro della vita che stava vivendo in quel momento, come se stesse affermando la sua presenza, ai più sconosciuta, in un mondo sempre vivo e in movimento come quello che si intravede negli scatti metropolitani che la contraddistinguono. Chicago, suo luogo di nascita, e New York fanno da sfondo alla sua creatività. Il suo lavoro di domestica e tata non le ha certo garantito una vita agiata, anzi. Spesso sull’orlo della povertà, anche per questo la maggior parte dei suoi rullini non è stata mai sviluppata.
Che poi, questa sua fortuna inespressa venisse acquistata ad un’asta nel 2008, proprio per far fronte a dei suoi debiti, e solo successivamente sviluppata e portata alle cronache, di certo non lo avrebbe mai potuto immaginare. Ormai postuma, il lungimirante e fortunato John Maloof è riuscito a darle la luce che meritava da sempre. Ha scoperto tra le 100.000 e 150.000 foto sviluppando i migliaia di rullini ritrovati, capendo in fretta il “tesoro” che questa persona aveva costruito in una vita.
Ora porta in giro per il mondo con una bella mostra di oltre 100 fotografie, una storia che vale la pena essere conosciuta.

Dietro ad ogni grande fotografo ci sono sicuramente storie interessanti e degne di nota. Dietro a celeberrimi scatti ci sono realtà altrettanto famose che li rendono ancor più unici. Alle volte, l’imperfezione tecnica o l’apparente banalità di uno scatto passano del tutto in secondo piano, se si dà la giusta attenzione al contesto o al background che lo incorniciano.
Che siano le immagini a rendere famoso l’autore o, viceversa, l’importanza di un autore a rendere celebre un’immagine, potrebbe essere un valido dibattito con conclusioni per nulla scontate. In questo caso, il nome di Vivian Maier si accompagna al suo talento dimostrato palesemente nei suoi scatti ritrovati. Ma è altresì vero che, una storia così affascinante e romantica, ne abbia amplificato la portata.
Personalmente mi sono innamorato della sua ombra chinata sull’amata Rolleiflex medio formato a pozzetto… quello che potrebbe essere un ostacolo alla pulizia dell’immagine, diventa suo punto caratteristico e direi fondamentale. Immagini per niente banali della vita metropolitana anni ’50 e ’60 con bianchi e neri contrastati, giochi di ombre, inquadrature e diagonali da fotografa conclamata fanno il resto. Il tutto su stampa quadrata tipica delle fotocamere medio formato.
Ma non è solo questo. Nella sua vita ha sperimentato anche il colore e i classici 35 mm.
Quanto sopra descritto non cambia. Stessa intensità delle immagini, stessa composizione professionale, stesso gioco di luci/ombre… I suoi autoritratti continuano ad essere, a mio parere, il lato principale di tutto il portfolio.

E viene da chiedersi, ma se questa “tata fotografa” avesse avuto maggiori possibilità nella sua vita, se avesse potuto sviluppare le sue foto, se avesse voluto renderle pubbliche, che effetto avrebbe avuto? Lo stesso?
Beh, ovviamente non lo potremo sapere, ma a me piace pensare che tutta questa storia non sia dovuta ad un solo fatto fortuito. Anzi, io voglio pensare che fosse tutta una sua volontà.

 

Filippo Orsi – PhotOrsi

 

  • Salone del mobile 2014 furniture fair by romeo orsi made in italy-07
  • Salone del mobile 2014 0046
  • Salone del mobile 2014 furniture fair by romeo orsi made in italy-10
  • Salone del mobile 2014 furniture fair by romeo orsi made in italy-12
  • Salone del mobile 2014 exhibition luxury furniture by romeo orsi made in italy-0023
  • Salone del mobile 2014 exhibition luxury furniture by romeo orsi made in italy-0034
  • Salone del mobile 2014 exhibition luxury furniture by romeo orsi made in italy-0038
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  • Salone del mobile 2014 exhibition luxury furniture by romeo orsi made in italy-0018

Fotografo di fiere. Salone del Mobile 2014.

Dall’8 al 13 Aprile si è tenuta l’edizione 2014 del Salone del Mobile di Milano.
Con più di 311.000 visitatori accertati, l’attesissima manifestazione lombarda si è confermata quale punto di riferimento incontrastato per il mondo dell’arredo e del design.
Dopo il successo dello scorso anno, l’azienda ROMEO ORSI Made in Italy si è ripetuta rinnovando il suo stand con alcuni nuovi dettagli e, soprattutto, delle nuove proposte. Come ormai di abitudine, ho realizzato un reportage cercando di far trasparire quelle che sono le linee guida dell’azienda, come la cura dei dettagli, la qualità dei singoli prodotti e la ricerca di nuove soluzioni stilistiche.
Tutte caratteristiche che conducono ad uno slogan ormai “fatto proprio” dall’azienda stessa: Luxury Handmade.

Da ormai molto tempo frequento il mondo delle manifestazioni fieristiche e, dal punto di vista fotografico, lo ritengo un buon modo per fare esperienza, accrescere la propria tecnica e riuscire ad ottenere introiti economici.
Se poi si riesce ad instaurare un rapporto con una o più aziende, si possono effettuare anche diversi lavori durante l’anno, aumentando maggiormente il proprio volume d’affari.
Personalmente ho prestato la mia professione di fotografo anche in altri campi fieristici, come ad esempio le fiere di auto e moto.
Il Salone del Mobile, in questo caso, rappresenta la più grande e importante manifestazione del settore non solo a livello nazionale, ma soprattutto internazionale. Infatti, i visitatori esteri, di gran lunga più numerosi degli italiani, giungono a Milano da ogni parte del mondo rendendo questo evento importantissimo per gli espositori. A differenza di altre fiere minori, di qualunque tipo esse siano, qui abbiamo oltre 1200 aziende espositrici organizzate in 14 padiglioni su un’area di 142.000 mq. Le possibilità sono parecchie quindi!
Ci sono sempre i fotografi accreditati dall’organizzatore che girano ed effettuano servizi senza costo per le aziende, ma non sono certo fotografi dedicati che realizzano lavori completi.
In sostanza, l’ambiente fieristico regala sempre molte possibilità, non solo a chi partecipa attivamente proponendo ed esponendo i propri prodotti, ma anche per un fotografo che può aumentare concretamente il proprio business.

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • PHOTORSI ADV URBAN REPORTAGE
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Urban Reportage photography.

“Ogni cosa la osservo da un punto di vista fotografico, è più forte di me. In questa ottica, ogni posto che visito acquista un qualcosa di indissolubile che accompagna i miei ricordi. In questo caso New York ha rappresentato e rappresenta un piccolo grande sogno che rivivo ogni volta grazie a degli scatti in cui ho cercato di trasmettere le mie emozioni. Sicuramente la vista di Manhattan dal “Top of the Rock” (noto osservatorio in cima al Rockfeller Center) è l’immagine a cui sono più legato. Non tanto per la foto in sé, di cui se ne vedono ormai un’infinità, ma per l’atmosfera che trasmette. Ho osservato la città dall’alto dal momento del tramonto fino all’arrivo del buio, in cui tutto sembra cambiare d’improvviso. Come se un alone di fascino, romanticismo, emozione e incantesimo scendesse ad avvolgerla e contribuisse ad aumentarne tutte le sensazioni trasmesse durante il giorno. Le altre foto fanno parte di una vita che, forse, solo New York è capace di raccontare. Dalla frenesia economica di Wall Street e del “Charging Bull”, alla continua movida e scintillio di Times Square, per passare attraverso simboli incontrastati come il Ponte di Brooklyn e la Statua della Libertà. Al di là delle varie tecniche o mezzi fotografici usati, sono tanti i ricordi e le sensazioni che mi legano a questo posto e non bastano certo pochi scatti ad elencarli, ma di sicuro se non li avessi catturati, oggi dovrei accontentarmi della mia memoria. L’attrazione per la fotografia, quindi, è diventata smisurata voglia di rappresentare ciò che vedo e osservo in modo del tutto soggettivo. Trasmettere emozione e far rivivere attimi che in questo senso, diventano eterni. Filippo Orsi – PhotOrsi.” Da “FOTOGRAFARE” n°11/2013 – Novembre 2013.

panorama new york skyline tramonto by filippo orsi

Ho riportato questa breve pubblicazione perché credo che possa trasmettere al meglio quello che rappresenta per me l’urban reportage. Infatti, visitare luoghi, città o vivere esperienze anche solo come turista, può regalare parecchie emozioni che spesso sono legate ad un fattore puramente visivo. Vedere un tramonto da un isola caraibica, osservare lo skyline di una città, visitare una struttura architettonica famosa sono solo alcune delle cose che ognuno di noi cerca e beneficia durante un viaggio o un’esplorazione. Che sia per puro turismo oppure per un progetto lavorativo, ogni cosa che vediamo e ci colpisce, fa sì che il suo ricordo si imprima nella nostra memoria. In fondo la fotografia fa proprio questo: imprime e rende indelebile un ricordo. A volte anche un’emozione che ci lega a quel ricordo.
Osservare a distanza di tempo gli scatti di un viaggio non solo ci fanno visivamente ricordare dei luoghi che abbiamo visitato, ma ci aiutano a riassaporare quelle emozioni provate mentre li immortalavamo.
Il reportage fotografico racconta una storia. Il tema, il modo o lo scopo per cui viene fatto è ideato e impostato dal fotografo. Nel visitare una città, ad esempio, sono molteplici le possibilità che si hanno di raccontarla visivamente. Quanti di noi hanno sfogliato dei libri fotografici sulla stessa città trovando scatti completamente differenti, angolazioni particolari o punti di vista inusuali? Tutto dipende da quello che si vuole descrivere. Ogni aspetto di una città può essere rilevante, se viene inserito in un contesto congruo.
new york urban street photography by filippo orsiLa street photography ha tradizioni lontane. Possiamo andare a sfogliare i vari concorsi fotografici sia recenti che passati e ci accorgeremo che tantissime foto premiate o diventate ormai famose, appartengono proprio a questa categoria. Questo perché non limitarsi ad immortalare una cosa o un oggetto, ma raccontare e trasmettere un’emozione può diventare l’anima delle nostre fotografie.
Nella mia volontà di essere un fotografo più completo possibile, il reportage, soprattutto quello legato all’ambiente urbano, rappresenta un grandissimo campo di azione e sperimentazione. Gran parte dei miei progetti sono legati a questo ambito, proprio a causa dei molteplici spunti che esso garantisce.

Filippo Orsi – PhotOrsi

 

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Motorsport photography.

La fotografia di eventi sportivi è sicuramente una attività che mi coinvolge.
Con motorsport photography, ovviamente, intendo tutto quello che “ruota” attorno al mondo delle corse di auto e moto. Non solo; anche tutti gli avvenimenti legati ai motori attraggono la mia attenzione. Fiere, manifestazioni, raduni, corse amatoriali e non, presentazioni…. insomma tutto quello che riguarda un settore da sempre affascinante e ricco di spunti fotografici.

motorsport nascar photographyParliamo del mondo delle corse ad esempio.
Se si decide di intraprendere questa specialità nella propria carriere da fotografo, bisogna considerare che gran parte dell’anno lo si trascorrerà lontani da casa. Questo non solo significa avere una buona attitudine agli spostamenti (caratteristica importante anche per altre tipologie di fotografi), ma anche far bene i propri conti. Infatti le trasferte comportano un ovvio e massiccio dispendio economico. Poter quindi lavorare e far fruttare il proprio lavoro in questo settore è fondamentale ed è anche il risultato di anni di esperienza e gavetta. Partire per fotografare una gara senza sapere o avere la certezza della vendita delle proprio immagini ad un’agenzia, un editore o un’acquirente in generale è un rischio troppo alto che non bisogna correre. La concorrenza, infatti, è assai elevata. Fotografi sportivi professionisti ce ne sono molti, ormai conosciuti, che conoscono i cosiddetti trucchi del mestiere. Conoscono gli ambienti, le persone, le agenzie, il mondo e la vita che circonda le corse… sanno come programmare i loro viaggi (spesso viaggiano insieme per riuscire a risparmiare), sanno come far fruttare al meglio i loro sforzi. Inoltre, vanno considerati gli investimenti da fare in ambito tecnico. Infatti, il proprio corredo fotografico dovrà essere studiato in funzione di quelle che sono le ovvie necessità di questo tipo di fotografia. Non potremo pensare di essere concorrenziali se pretenderemo di fotografare una gara di auto o moto con lunghezze focali minime. I teleobiettivi e i super zoom dovranno diventare gli oggetti sui quali basare l’attenzione. E come sappiamo, non sono certo obiettivi a buon mercato! Col tempo poi potremmo anche essere sponsorizzati da  qualche casa produttrice, ma sono sempre cose che non possono essere considerate come certe soprattutto nel momento in cui si pianifica un’attività.
motorsport classic racing carsInsomma, questo è un mondo decisamente affascinante, che però porta con sé lati negativi che devono essere considerati. Essendo per la maggior parte dell’anno assorbiti dalle trasferte e da quello che tutto questo comporta, rimarrà ben poco tempo per sviluppare o approfondire eventuali altri temi fotografici.

Per quanto mi riguarda, pur essendo appunto molto attratto da tutto questo, mi limito ad affrontare eventi o manifestazioni più semplici, puntando anche su fiere, eventi, esibizioni, raduni che possono essere l’oggetto di giornali o riviste di settore su cui pubblicare. Col tempo poi, valuterò le varie opportunità che si presenteranno, ma essendo attirato anche da altri settori della fotografia, credo sarà difficile “limitarmi” al solo motorsport.
In ogni caso, mai dire mai!

Filippo Orsi – PhotOrsi

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  • Milan Fair ISaloni 2013 Salone del mobile Romeo Orsi-0016
  • Milan Fair ISaloni 2013 Salone del mobile Romeo Orsi-0014
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Fotografare fiere, esibizioni o eventi.

Come ho già affrontato in un precedente articolo, le manifestazioni fieristiche in generale rappresentano un’ampia e concreta possibilità lavorativa per un fotografo.
Personalmente mi sono trovato spesso a lavorare in queste circostanze. Non tutte le fiere sono uguali ovviamente, ma quello che ritorna sempre è l’approccio che il fotografo ha o dovrebbe avere. Sostanzialmente io divido il lavoro svolto durante una fiera in due parti principali: la committenza; il reportage.
Può succedere che le due cose coincidano, ma questo lo vediamo in seguito.

Che sia una fiera di arredamento, di auto o moto, all’aperto o al chiuso, in Italia o all’estero, avrete sempre a che fare con una committenza. Colui che vi paga in poche parole! Per questo è la parte più importante.
Potrebbe essere un’azienda espositrice, una testata giornalistica specializzata oppure l’ente fieristico stesso. Le possibilità sono diverse, ma sempre ci saranno delle necessità che dovranno essere soddisfatte. Infatti, qui l’estro e le capacità del fotografo devono essere necessariamente subordinate alla committenza. Il nostro tocco lo potremo poi mettere in tutto, cercando di caratterizzare il più possibile anche quegli scatti che riterremo banali e piatti, ma che bisogna realizzare. Non è solo una questione di guadagnarsi la propria parcella, ma di soddisfare le esigenze e le aspettative di chi ci commissiona. Solo così potremo instaurare un rapporto continuativo.
Milan Fair ISaloni 2013 Salone del mobile Romeo Orsi-0007Quindi prima di tutto ascoltare e pianificare insieme il lavoro. Capire o far capire come può essere meglio fotografare e che tipo di risultato finale ottenere. Dopo di ché, lavorare sul campo. Se la committenza è un espositore, ci chiederà di realizzare delle foto al proprio stand e ai prodotti esposti. Queste foto spesso verranno utilizzate sul web, su riviste o sui loro cataloghi. In questi casi quindi dovremo effettuare diversi scatti, valutando l’illuminazione se già presente nello stand, oppure artificiale nel caso in cui non bastasse quella ambientale. Generalmente le foto allo stand si effettuano in presenza di poca affluenza di pubblico. Per questo molte ditte fanno fotografare gli stand nelle ore serali dopo la chiusura. Una volta ottenute le foto “standard” di stand e prodotti, ci si può anche concentrare su qualche scatto più vivo. Come ad esempio il pubblico e l’affluenza di persone. In questo modo faremo vedere anche la vivacità che si crea attorno allo stand, la curiosità e il buon effetto che crea sui passanti e clienti. Dando così spessore all’azienda.
Questi scatti appartengono a quella che io considero la seconda fase lavorativa: il reportage.

Il reportage, appunto, è quella fase in cui ogni fotografo può arricchire il lavoro che presenterà con qualcosa di particolare, dando qualche spunto, mostrando delle stravaganze…. insomma, completare il tutto con qualcosa che vada oltre. Far capire a che tipo di fiera si stia partecipando ad esempio. Sempre tenendo conto del briefing effettuato con la committenza e le proprie esigenze.
fotografo fiere eventi stand by filippo orsiCome accennato in precedenza, il reportage e la committenza potrebbero a volte coincidere. Questo accade quando chi vi offre il lavoro è ad esempio l’ente stesso della fiera o una testata giornalistica. In questi casi vi sarà richiesto di realizzare un vero e proprio reportage sulla manifestazione in generale. Dovrete quindi non limitarvi più a fotografare lo stand o i prodotti di un’azienda, ma avere una visione d’insieme. Anche in questi casi è importante sapere in anticipo quali siano le esigenze e a che scopo vorranno utilizzare gli scatti. Otterrete un buon lavoro se riuscirete a soddisfare le richieste, concentrandovi quindi sui particolari o gli aspetti che si devono evidenziare tramite le vostre foto, arricchendo il tutto con la vostra visione o intuizione che possa dare tagli nuovi o non banali anche in lavori apparentemente poco vivi come questi.

Un ultima, ma importante riflessione che voglio fare su questo tipo di specializzazione fotografica è la possibilità di acquisizione di contatti sul campo. Infatti, una cosa che accomuna tutte le fiere, è la scontata presenza di tanti espositori. Sono tutti potenziali clienti. Va da sé quindi capire che anche solo frequentare gli ambienti fieristici possa diventare un ottimo investimento a bassissimo costo.

Il punto di vista tecnico lo affronteremo poi in un altro articolo.

Filippo Orsi – PhotOrsi

"La cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno. Andy Warhol"
"Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento. Henri Cartier-Bresson"
  • thunder lightning storm tempesta fulmini by filippo orsi
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Thunder Storm – Tempesta di fulmini by Filippo Orsi

Finalmente quest’estate ho avuto la possibilità di fotografare una tempesta di fulmini. Normalmente mi appunto le foto che mi piacerebbe scattare e man mano depenno le varie voci dall’elenco….quella della tempesta di fulmini si era ormai consolidata al primo posto tra gli eventi atmosferici.
Sicuramente il panorama della riviera ligure di ponente ha contribuito alla resa finale degli scatti. Infatti, ho avuto la fortuna non solo di imbattermi in questo fenomeno, ma anche quella di avere a disposizione una visuale decisamente accattivante.

Non avevo con me il consueto corredo fotografico, ma “soltanto” la Fuji X100 e un treppiede Hama. Già sicuro delle indubbie qualità della Fuji, ho potuto constatare una volta di più quanto sia stata efficace. Non posso davvero lamentarmi per il risultato finale, anzi…forse l’unico piccolo rammarico è quello di non avere a disposizione files Raw (RAF nel caso di Fujifilm) più pesanti. La risoluzione del sensore aps-c della X100 infatti è di 12 Mpx. Ma è giusto un dettaglio.

Gli scatti sono tutti stati effettuati in modalità manuale con diaframma tra f 5.6 e f 8 ed esposizioni comprese tra i 20 e 25 secondi. Iso 200. Ovviamente registrati in RAF.
Una volta importati in Lightroom, mi sono limitato ad aumentarne la chiarezza ed aggiustare le luci. Spesso mi piace giocare maggiormente con le impostazioni per ottenere effetti più forti, ma in questo caso mi sono piaciuti subito gli scatti “al naturale”. Anche la predominante azzurra/violacea presente non ho voluto modificarla, perché rendeva molto bene visivamente, dando un tocco di drammacità.

Insomma, soddisfatto da questo piccolo reportage, attendo di depennare qualche altra voce dal fatidico elenco….

Filippo Orsi

 

"Non bisognerebbe mai giudicare un fotografo dal tipo di pellicola che usa, ma solo da come la usa. Ernst Haas"
  • Milan Fair ISaloni 2013 Salone del mobile Romeo Orsi-0017
  • Milan Fair ISaloni 2013 Salone del mobile Romeo Orsi-0007
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Fotografo di fiere. Salone del Mobile 2013 by Filippo Orsi

Si è concluso da poco più di un mese l’atteso Salone del Mobile 2013 di Milano. La fiera per eccellenza del design e dell’arredamento. Anche in questa edizione il Made In Italy è stato il vero protagonista, acquisendo se possibile, ancora più consensi da parte di tutto il mondo. Migliaia di visitatori stranieri hanno potuto provare e toccare con mano tutte le novità e nuove tendenze del settore.
Per quanto mi riguarda, non potevo lasciarmi sfuggire un’occasione così importante.
Approfittando ovviamente dello stand ROMEO ORSI Made In Italy, ho provveduto a realizzare un reportage fotografico che potesse essere utile a descrivere non solo i prodotti, ma anche l’atmosfera creata dal nuovo layout dello stand.

Grazie alle luci a spot destinate ad evidenziare ogni singolo prodotto, anche le foto risultano avere un’impostazione più da studio fotografico. La resa è sicuramente buona e aiuta molto a far comprendere la natura particolare e raffinata degli arredi proposti.
Oltre ad un ritratto dell’artista, il reportage si compone anche di scatti movimentati dall’afflusso dei visitatori. Tutto questo per rendere più completo ogni aspetto di un evento fieristico e dare più possibilità di utilizzo degli scatti stessi.
Sul nuovo sito web www.romeoorsi.com si possono trovare, infatti, foto sia nei singoli prodotti del catalogo che negli articoli di un magazine.

Per fare il fotografo di fiere si deve sicuramente tenere conto di quello che la committenza desideri ottenere e a quale scopo vorrà utilizzare le immagini, ma anche poter dare la propria visione e interpretazione di un evento che di norma tende ad aumentare la visibilità di ogni azienda.

Filippo Orsi – PhotOrsi

  • TAMRON SP 24-70 f2.8 DI VC USD
  • tamron SP 24-70mm f2.8 VC USD
  • TAMRON VS CANON
  • TAMRON VS NIKKOR
  • DETTAGLIO DIVANO – BRACCIOLO

TAMRON SP 24-70 f2.8 Di VC USD – RECENSIONE by FILIPPO ORSI

TAMRON SP  24-70 f2.8 Di VC USD

Come già fatto notare con la prova del TAMRON 70-300 f4-5.6, le terze parti continuano a regalare soddisfazioni che non possono essere trascurate anche da fotografi che pretendono il massimo in quanto a qualità di immagine, qualità costruttiva, resa cromatica, velocità e sfuocato.
Il TAMRON SP 24-70 f2.8 Di VC USD presentato sul mercato italiano la scorsa primavera, è in grado di soddisfare a pieno tutte le caratteristiche sopra citate. In più è stato il primo 24-70 f2.8 stabilizzato.
Da sempre i 24-70 sono gli zoom standard più venduti, perché in grado di coprire le focali maggiormente utilizzate da ogni fotografo. Le cosiddette lenti universali in grado di essere utili nei reportage, nei ritratti o nelle fotografie di still life.
In più, stiamo parlando di un obiettivo veloce e molto luminoso, con un apertura minima di f2.8 garantita su tutta la gamma focale. Questa è di sicuro la caratteristica fondamentale che fa accrescere i prezzi e le aspettative per una lente simile.

TAMRON VS CANONIl TAMRON va a scontrarsi con due colossi in questo settore di indubbia qualità: il Nikkor AF S 24-70 f2.8G ED e il Canon EF 24-70 f2.8 L II USM.
Questi, oltre alle loro qualità note, hanno sicuramente dei prezzi di vendita notevolmente più alti rispetto al TAMRON: Nikkor circa € 1.700,00; Canon circa € 2.200,00; Tamron circa € 1.090,00 (i prezzi sono indicativi).
Il Canon è più recente, mentre il Nikkor rimane il più “datato” dei tre, ma ugualmente un punto di riferimento.
Come si può notare da un primo semplice confronto, le dimensioni del TAMRON sono più contenute rispetto al Nikkor, mentre è paragonabile al Canon.

TAMRON VS NIKKORSu internet si possono trovare diverse comparazioni tra questi “pesi massimi”, ma da tutte si evince che il TAMRON, nonostante il suo prezzo più basso, non risulta essere il peggiore. Anzi.
Da un certo punto di vista, può essere la miglior scelta tra i tre!
Da un lato a causa del suo prezzo notevolmente più basso (cosa da non sottovalutare, meno della metà rispetto a Canon!!), dall’altro decisamente per le sue caratteristiche!
Chi si aspetta una qualità proporzionale al prezzo e, di conseguenza, un divario enorme rispetto al Nikkor o Canon, resterà profondamente deluso.
Non solo può reggere il confronto, ma lo vince anche in alcuni aspetti.

La qualità al centro dell’immagine è eccellente (anche a tutta apertura), al pari dei 2 avversari. Ai bordi, invece, si nota una miglior qualità e maggior contrasto rispetto al Nikkor. Mentre il Canon risulta essere leggermente migliore.

Le aberrazioni cromatiche non sono assenti, come in tutti gli zoom del resto, ma sono sempre accettabili e mai penalizzanti.

DETTAGLIO DIVANO - BRACCIOLOIl bokeh è di livello eccellente, assolutamente paragonabile al Nikkor o Canon. Diaframmi così luminosi (apertura minima f2.8 – apertura massima f22) garantiscono sempre scatti molto coinvolgenti e di assoluto appeal. Inoltre sono utili e indispensabili alle scarse luci per garantire scatti con tempi bassi, senza perdere in qualità dovendo alzare gli ISO. In più abbiamo a disposizione lo stabilizzatore di immagini VC (Vibration Compensation) che lavora benissimo e si possono ottenere immagini nitide anche in condizioni difficili.

La messa a fuoco automatica USD (Ultrasonic Silent Drive) è veloce e silenziosa. La ghiera per la messa a fuoco manuale è ben fatta, semplice da usare e offre un ottimo grip. La distanza minima di messa a fuoco è di 0,38 mt.

In controluce si può avvertire del flare, anche se in condizioni molto critiche come il sole diretto nell’inquadratura.

Il peso dell’obiettivo non è indifferente (825 gr), ma è anche il risultato di ottimi materiali utilizzati per la costruzione.

Inoltre sono presenti 17 elementi in 12 gruppi, tra cui tre lenti a bassa dispersione LD (Low Dispersion) e due lenti ad altissimo indice di rifrazione XR (Extra Refractive Index) che garantiscono migliore qualità alle immagini e una riduzione delle distorsioni.

Infine il diametro per i filtri è di 82 mm.

CONCLUSIONI:

Il TAMRON SP 24-70 f2.8 è sicuramente uno dei migliori prodotti di terze parti presentati nel corso dell’ultimo anno.  Grazie al suo prezzo ridotto rispetto ai concorrenti e alla sua grandissima qualità costruttiva e di immagini, non fa assolutamente rimpiangere la sua scelta.
E’ un’ottima ottica per diverse situazioni e può tranquillamente far parte del corredo di ogni fotografo (amatore o professionista) senza alcun timore.
Sempre non dimenticando le enormi capacità delle lenti più blasonate e, per certi versi, impossibili da sostiruire o eguagliare, questo TAMRON può affrontare la sfida a testa alta senza compromessi.

Filippo Orsi – Photorsi

  • Tamron SP AF 70-300mm f4-5.6 USD VC
  • NATURE 15
  • Tamron 70-300 VC USD
  • Tamron 70-300 VC USD

TAMRON SP AF 70-300 f4-5.6 VC USD – Recensione by Filippo Orsi

Si tende spesso a credere che gli obiettivi di terze parti siano solo un ripiego meno costoso e un eterno insieme di compromessi.
In realtà, soprattutto con alcuni dei prodotti usciti negli utlimi anni, tutto questo non è del tutto vero. Anzi.
Si possono trovare tante comparazioni “navigando” che aiutano a spiegare le caratteristiche e le differenze tra obiettivi simili di produttori diversi. Senza il bisgono di essere dei professionisti, si possono cogliere le differenze sostanziali arrivando a scegliere per il meglio la propria attrezzatura.
Di recente ho ricevuto questo TAMRON SP AF 70-300 f4-5.6 USD VC in regalo e ho potuto testarlo in modo non troppo approfondito, ma ugualmente soddisfacente.

E’ un obiettivo che possiamo considerare economico, ma è realizzato con materiali robusti e anche al tatto dà questsa impressione. Il peso non è indifferente (765gr), ma resta ben bilanciato e di facile impugnatura. La ghiera per la messa a fuoco manuale è semplice e precisa da usare. I pulsanti dello stabilizzatore di immagini (VC) e del passaggio dalla messa a fuoco automatica a quella manuale sono ben costruiti e semplici da attivare. Inoltre, viene fornito con un lungo paraluce.

L’AF (USD – Ultrasonic Silent Drive) è silenzioso e veloce. Montato su D800 non ho, finora, mai avuto problemi di messa a fuoco. Grazie all’ampiezza di focali che copre, può essere utilizzato anche per la fotografia sportiva o per soggetti in movimento senza troppi problemi. La distanza minima di messa a fuoco è 1,5 metri.

Tamron 70-300 VC USD

 

La nitidezza è davvero eccellente. Sia  a tutta apertura che alle focali più lunghe. Al centro lo si può considerare addirittura meglio del Nikkor AF-S 70-300 f4.5-5.6 VR o del Canon EF 70-300 f4-5.6 IS USM di pari caratteristiche. Ai bordi, soprattutto alle lunghe focali, trova comunque un ottimo contrasto.

 

 

NATURE 15Ho provato la resa in controluce  e devo dire che i rislutati sono molto buoni per una lente da €400 (come si può notare nella foto accanto)! Il flare c’è, soprattutto in condizioni critiche ed estreme come il sole diretto nell’inquadratura. Ma è tutto sommato accettabile e il lungo paraluce fornito riesce a dare un mano!

Il contrasto e la resa cromatica sono di livello professionale. Ho riscontrato in alcuni scatti un po’di aberrazione cromatiche, ma facilmente correggibili in post produzione.

Non è una lente molto luminosa (apertura massima f4 – 5.6; apertura minima f32 – 45) ma grazie al suo ottimo stabilizzatore di immagini VC (Vibration Compensation) si è in grado di ottenere ottimi scatti nitidi anche in condizioni di scarsa luce.

Tamron 70-300 VC USD

 

Il bokeh è molto buono. Si ottengono immagini coinvolgenti e si riescono ad evidenziare bene i soggetti.

Infine la lente frontale ha un diametro di 62mm e si possono montare filtri.

 

 

In conclusione:

Ormai non si possono più solamente considerare gli obiettivi delle case-madri dei propri corpi macchina. Anzi, grazie a questi nuovi prodotti, sono sempre più presenti alternative validissime a costi anche inferiori che di certo non fanno rimpiangere gli obiettivi più blasonati.
Questo è uno di quei casi.
Certo non bisogna però generalizzare, in quanto tutt’ora esistono alcuni master-piece inarrivabili per qualità, nitidezza e caratteristiche che non temono confronti con nessuno.

Filippo Orsi – PhotOrsi